
Demon City Shinjuku - La città dei mostri
Makai toshi (Shinjuku)
魔界都市 (新宿)
GENERE: horror, azione
ANNO: 1988
DISTRIBUITO DA: Madhouse
REGIA: Yoshiaki Kawajiri
Un tuffo nella Tokyo apocalittica degli anni '80: Demon City Shinjuku brilla ancora dopo quattro decenni di distanza dalla sua uscita. Un'opera che racchiude l'essenza dark e visionaria del cinema d'animazione giapponese di fine millennio.
Tokyo, quartiere di Shinjuku. Un luogo che nell’immaginario cinematografico e animato giapponese è sempre stato sinonimo di caos urbano, luci al neon e pericolo. Ma cosa accadrebbe se questo distretto diventasse letteralmente una porta per l’inferno? È questa la premessa affascinante di Demon City Shinjuku (魔界都市〈新宿〉, Makai Toshi: Shinjuku), un romanzo di Hideyuki Kikuchi adattato in un original video animation (OVA) nel 1988, diretto da Yoshiaki Kawajiri.
Permettetemi di confessare che questo OVA rappresenta, a mio parere, uno di quegli esempi perfetti di come l’animazione giapponese degli anni ’80 riuscisse a creare atmosfere uniche e irripetibili. Non parliamo di un capolavoro assoluto – sarebbe disonesto affermarlo – ma di un’opera che incarna perfettamente lo spirito di un’epoca in cui l’anime osava spingersi verso territori oscuri e adulti senza compromessi (in merito a questo argomento leggi l’articolo su come il cinema underground ha condizionato il mondo dell’animazione).
La storia ci catapulta in un futuro prossimo distopico dove il quartiere di Shinjuku è stato devastato da un terremoto demoniaco e trasformato in una terra selvaggia infestata da demoni. Dieci anni dopo questi eventi, il Presidente Mondiale viene attaccato dal malvagio stregone Rebi Ra con piante maledette. Dopo un appello emotivo della figlia del presidente, Sayaka Rama, l’improbabile eroe Kyoya Izayoi la segue nel cuore della città maledetta, trovando nuovi alleati e terrificanti nemici lungo il cammino.
Yoshiaki Kawajiri, già noto per il suo lavoro su Wicked City (leggi qui la recensione) dell’anno precedente, porta in questo OVA tutta la sua maestria visiva. Co-fondatore dello Studio Madhouse, è meglio conosciuto come il regista di Wicked City, Ninja Scroll e Vampire Hunter D: Bloodlust. Il suo stile distintivo – caratterizzato da un uso sapiente delle ombre, da sequenze d’azione fluide e da un design dei mostri che oscilla tra il grottesco e l’affascinante – è qui pienamente dispiegato.
Ciò che colpisce immediatamente di Demon City Shinjuku è l’atmosfera. L’atmosfera tetra e il combattimento viscerale con la spada per questo viaggio oscuro dell’eroe. Il direttore artistico Yuji Ikeda crea bellissimi paesaggi urbani di Tokyo blu e neri, tutti illuminati da un’inquietante illuminazione blu che appare assolutamente straordinaria. La Tokyo post-apocalittica di Kawajiri non è semplicemente distrutta: è trasformata in qualcosa di alieno e minaccioso, dove ogni angolo può nascondere un nuovo orrore.

Il protagonista, Kyoya Izayoi, rappresenta l’archetipo dell’eroe riluttante tanto caro all’animazione giapponese. Il padre di Kyoya era un grande guerriero, ucciso per mano del diabolico psichico Rebi Ra, che ha ora aperto un portale per l’inferno nella città di Shinjuku. Tocca a Kyoya finire ciò che suo padre ha iniziato e combattere attraverso i demoni, proteggendo una giovane donna dal male. L’unico problema è che non è esattamente il classico tipo di eroe, e i suoi poteri sono ancora latenti.
Ma è nel comparto visivo che l’opera mostra davvero i muscoli. L’animazione disegnata a mano creativa è fluida ed accattivante. I personaggi coinvolgnti e i demoni folli sono godibili quanto le massicce esplosioni e gli effetti caotici di fuoco e raggi. Le sequenze di combattimento, in particolare, mostrano quella fluidità e quella brutalità che sarebbero diventate il marchio di fabbrica di Kawajiri, influenzando generazioni di animatori successivi.
Un elemento che merita particolare attenzione è la colonna sonora. L’estetica neo-noir si sposa perfettamente con l’adorabile colonna sonora synth degli anni ’80 insieme all’azione esplosiva. Demon City ha un fascino iconico degli anni ’80, inclusa la sinistra colonna sonora synth pop degli anni ’80. Questa scelta musicale non solo contestualizza perfettamente l’opera nel suo periodo storico, ma aggiunge uno strato di atmosfera cyberpunk che eleva l’intera esperienza visiva.
Un personaggio che merita una menzione speciale è Mephisto, figura enigmatica che accompagna i protagonisti nel loro viaggio. Questo personaggio è incredibile poiché non si comprende mai veramente quali siano le sue intenzioni e da che parte stia, sembra super partes e addirittura più forte dello stesso Rebi Ra. Definirei cult la sequenza nella quale corteggia e combatte un Rokurokubi (uno Yokai femmina sensuale dal collo lungo e dalle membra lunghe). La sua presenza aggiunge quindi un elemento di imprevedibilità alla narrazione, rendendo ogni sua apparizione memorabile.
Tuttavia, sarebbe disonesto non menzionare i limiti dell’opera. Necessitava di un po’ più di approfondimento sulla trama e i personaggi mancavano di una certa profondità. La critica più comune, e in parte giustificata, riguarda proprio lo sviluppo dei personaggi e la profondità narrativa, elementi sacrificati in favore dell’azione e dell’atmosfera.
Un aspetto curioso che molti non conoscono è che la scena di combattimento con la spada all’inizio del film è stata presentata nel film del 1995 Johnny Mnemonic. Questo dettaglio testimonia l’impatto visivo che l’opera ha avuto anche fuori dal Giappone, influenzando il cinema di fantascienza occidentale degli anni ’90.

L’eredità di Demon City Shinjuku va ben oltre il suo valore intrinseco come OVA. Demon Palace Babylon è il sequel diretto di Demon City Shinjuku scritto sei anni dopo nel 1988 e segue Kyoya, Sayaka e Mephisto mentre combattono contro Re Nabucodonosor e i suoi quattro cavalieri. È stato rilasciato negli Stati Uniti in un’edizione completa con Demon City nel 2011. È stato anche pubblicato come due manga da ADV Manga nel 2003 e 2004. Demon City Hunter è una serie di 17 manga pubblicati in Giappone che segue Kyoya, Mephisto e Sayaka dopo gli eventi di Demon City Shinjuku. Questo dimostra come l’opera abbia generato un vero e proprio franchise, testimonianza del suo successo e del suo impatto culturale.
Confrontando l’OVA con altre opere di Kawajiri, emerge chiaramente come questo rappresenti una fase di transizione nella sua carriera. La parte centrale della trilogia cittadina non ufficiale di Yoshiaki Kawajiri che è iniziata con il violento e selvaggio WICKED CITY (Yōjū Toshi, 1987) e si è conclusa con CYBER CITY OEDO 808 (Saibâ shiti Ôedo 808, 1990), DEMON CITY SHINJUKU (Makai Toshi: Shinjuku, 1988) è basato sulla serie manga di Hideyuki Kikuchi, è come un perverso racconto di due città, come un sogno febbrile alla maniera di Charles Dickens, se avesse sognato mostri, eroi arrapati e folletti magici.
Dal punto di vista tecnico, l’animazione mostra il meglio e il peggio della produzione anime dell’epoca. Le silhouette scure sono mozzafiato come i folli effetti speciali per le parti del corpo esplose o la Terra che si spacca dagli effetti speciali dell’animatore Kaoru Tanifuji. I duelli con la spada sono esaltanti. Il sound designer Yukio Fukushima cattura colpi di spada sferzanti, urla enormi, rumori ambientali della città e registrazioni vocali chiare.
Un aspetto che ritengo particolarmente interessante è la lettura metaforica dell’opera. Dovrei menzionare che le idee sulla speranza in un mondo in rovina mi hanno fatto pensare a una metafora del Giappone del dopoguerra. Questa interpretazione aggiunge uno strato di profondità all’opera che va oltre la semplice storia di demoni e spadaccini.
In conclusione, questa rimane, a mio modesto parere, un’opera affascinante che merita di essere riscoperta. Non è il capolavoro di Kawajiri – quell’onore spetta probabilmente a Ninja Scroll – ma è un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione dell’anime adulto e dark degli anni ’80 e ’90. È un’opera che mostra tutti i punti di forza del suo regista: atmosfere oppressive, design memorabile, azione fluida e una Tokyo trasformata in un incubo vivente.
Per gli appassionati di anime classico, Demon City Shinjuku rappresenta una visione obbligata. Per i neofiti, può essere un’ottima introduzione a un’epoca in cui l’animazione giapponese osava spingersi in territori che oggi sembrano quasi dimenticati. Non è un’opera perfetta, ma la sua imperfezione fa parte del suo fascino grezzo e genuino, testimonianza di un periodo in cui l’anime sperimentava senza paura, creando opere che ancora oggi, a distanza di decenni, continuano ad affascinare e ispirare.



