5 È IL NUMERO PERFETTO

GENERE: thriller, drammatico
ANNO: 2019
PAESE: Italia
DURATA: 100 minuti
REGIA: Igor Tuveri
CAST: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Emanuele Valenti
Diciassette anni di attesa per vedere la propria creatura prendere vita sul grande schermo: questo il percorso di Igort, fumettista visionario che nel 2019 ha finalmente diretto l'adattamento cinematografico di 5 è il numero perfetto. Un noir napoletano che ci trascina nella Napoli piovosa degli anni '70, tra trench logori e codici d'onore in dissoluzione. Toni Servillo offre un'interpretazione memorabile come Peppino Lo Cicero, guappo in pensione che riprende le armi per vendicare il figlio assassinato. Presentato a Venezia 76, il film ha conquistato 9 nomination ai David di Donatello, con Valeria Golino premiata come miglior attrice non protagonista.
Peppino Lo Cicero, anziano killer al servizio di una famiglia di camorra, si è ormai ritirato passando le consegne al figlio Nino; una sera il ragazzo esce per un incarico ma cade in una trappola e viene ucciso; il padre, devastato dal dolore, ritorna in “servizio” per vendicarlo e scatena una guerra senza quartiere affiancato dal sodale di sempre, Totò o’ Macellaio, e da Rita, la sua storica amante; le cose però si complicano sino a un finale amaro ed inaspettato…
Pare sia stato Toni Servillo ad insistere perchè Igort mettesse in piedi il film e guardandolo non ne dubitiamo affatto; il grande attore campano, infatti, si mangia letteralmente la scena relegando al ruolo di comprimari un Carlo Buccirosso negli anomali panni di uno spietato sicario (lui che di solito è animale da commedia) e una Valeria Golino piuttosto dimessa, quasi una sorta di dark lady al contrario, non perfida e corruttrice ma portatrice di stabilità.
Tony Servillo incarna perfettamente lo spirito e le sfumature del protagonista, che sono poi quelli di un’intera città; Peppino è un uomo d’altri tempi, un gregario ancora legato ai codici d’onore della guapparia, che deve ora scontrarsi con gente senza ideali; il suo è un percorso interiore che lo porta a interrogarsi sul senso della propria esistenza e a riconsiderarne le priorità, ma sempre in un’ottica impregnata di un certo fatalismo.
La seconda possibilità, infatti, gli si presenta ma al prezzo di uno sradicamento (proprio a lui, che in vita sua non aveva mai lasciato Napoli) e del terribile tradimento di un’amicizia, andando a toccare i suoi affetti più cari. Igort guarda chiaramente a uno spettro di modelli amplissimo che può andare da Jean Pierre Melville a Dick Tracy (devo l’osservazione in presa diretta all’amico Hannibal; leggo poi che l’autore stesso ne ha rimarcato il riferimento giocoso atto a smitizzare la figura dell’eroe) fino a Sin City, ma il suo intento non è quello di scimmiottare cinema e fumetti altrui (soprattutto americani, espressamente liquidati con una battuta) ma di trovare una via italiana alla realizzazione di questo tipo di storie.

5 È Il Numero Perfetto è infatti prima di tutto un’immersione nella Napoli più autentica dei primi anni settanta, tratteggiata nelle sue maschere umane (non è un caso, forse, che i due protagonisti si chiamino Totò e Peppino) e nei suoi dedali architettonici con una cura dei particolari assolutamente rimarchevole.
Avvalendosi di una splendida fotografia che utilizza tagli di luce e chiaroscuri per aderire all’atmosfera delle sue tavole, Igort gira una trasposizione fedelissima: la scansione in capitoli, la pioggia e i trench, le inquadrature plastiche di palazzi e scalinate, gli angoli più popolari pregni di folclore e superstizione (l’“ufficio” dell’equivoco Mr. Ics), l’iperrealismo delle sparatorie (c’e un “leoniano” scambio di prigionieri alla luce del sole sul tetto di un palazzo che ha mandato in visibilio l’amico Ruth), il recupero di fumetti e pubblicità dell’epoca, il metacinema con Cinque Dita Di Violenza e altre locandine che appaiono di sfuggita, il tutto mediato da un’ironia di fondo tipicamente partenopea (“Per fidanzarmi con tua madre ho dovuto sterminare la sua famiglia”).
Se pensiamo a quale notevole tradizione potremmo attingere (mostri sacri quali Guido Crepax, Milo Manara, Hugo Pratt, Magnus ecc. raramente sono stati sfruttati al cinema) non possiamo che augurare un meritato successo ad Igort col suo 5 È Il Numero Perfetto, in modo da incoraggiare altre operazioni di questo tipo (attendiamo ora con fiducia il Diabolik dei Manetti Bros, cinquant’anni dopo quello del maestro Mario Bava che già aveva intuito le potenzialità di una forma d’arte come il fumetto troppo a lungo considerata di serie Z).
PREMI E RICONOSCIMENTI
David di Donatello 2020:
- Il film ha ottenuto un David di Donatello per la miglior attrice non protagonista (Valeria Golino) ed era candidato in 9 categorie: Miglior regista esordiente, Miglior attore protagonista, Miglior attrice non protagonista, Miglior attore non protagonista, Migliore scenografia, Migliore costumista, Miglior truccatore, Miglior suono, Migliori effetti visivi VFX.
Nastri d’Argento:
- Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto un premio ai Nastri d’Argento.
Festival:
- Film presentato in Concorso alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia 2019.
Box Office:
- In Italia il film ha incassato 529 mila euro.
Curiosità.
- Il graphic novel originale è frutto di dieci anni di lavoro (1994-2002) e ha vinto il premio “Libro dell’anno” alla Fiera di Francoforte nel 2003.
- La graphic novel è stata pubblicata in ventidue paesi e tre continenti diventando un classico del fumetto moderno.
- Per interpretare Peppino Lo Cicero, Toni Servillo si è sottoposto a un particolare trucco facciale per assomigliare al protagonista del fumetto.
- Igort è stato il primo occidentale a disegnare un manga in Giappone.
- Igort ha impiegato 13 anni e 10 stesure per adattare la graphic novel al grande schermo.



