COSA AVETE FATTO A SOLANGE?

COSA AVETE FATTO A SOLANGE?

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GENERE:         thriller

ANNO:             1972

PAESE:             Italia

DURATA:         92 min 

REGIA:             Massimo Dallamano

CAST:              Fabio Testi, Christine Galbo, Karin Baal, Joachim Fuchsberger, Maria Monti, Vittorio Fanfoni

Cosa Avete Fatto A Solange? non è soltanto il capostipite del filone “lolitesco” ma uno dei thriller più significativi degli anni settanta, capace di stare a testa alta accanto ai titoli più celebrati del genere.

Per la sua seconda incursione nel thriller dopo La Morte Non Ha Sesso del 1968 – un “pastiche” poco riuscito che lasciava però intuire le potenzialità “camaleontiche” del regista milanese -, Massimo Dallamano, già direttore della fotografia nei primi due fondamentali spaghetti western di Sergio Leone (Per un Pugno Di Dollari e Per Qualche Dollaro In Più) scrive insieme a Bruno Di Geronimo un copione stratificato che al tempo, soprattutto in occasione dell’uscita nelle sale tedesche, venne erroneamente accreditato come una libera trasposizione di un racconto di Edgar Wallace (sfruttando probabilmente il fatto che Joachim Fuchsberger e Karin Baal, nei ruoli rispettivamente dell’ispettore Barth e di Herta Rosseni, erano famosi in Germania per aver lavorato in una serie di film basati sulle opere dello scrittore britannico). La vicenda ruota intorno agli omicidi di alcune studentesse di un collegio femminile londinese e ad un professore di ginnastica e di italiano (Fabio Testi, particolarmente a suo agio nel ruolo del “piacione”, e quasi ironicamente accoppiato ad una rigida moglie teutonica interpretata dalla già menzionata Karin Baal, la quale negli anni rinnegherà il film con toni sprezzanti…) il quale, trovandosi nella scomoda posizione del sospettato in quanto amante di una di loro, finisce per condurre una propria indagine parallela a quella di Scotland Yard sino alla scoperta del colpevole; ma pur partendo da un assunto sulla carta piuttosto risaputo, Cosa Avete Fatto A Solange? (titolo che allude alla vittima dell’evento dal quale scaturisce la scia di morte, interpretata da Camille Keaton, nipote del grande Buster, che in seguito ritroveremo nel seminale rape&revenge I Split On Your Grave/Non Violentate Jennifer) risulta in realtà un film estremamente interessante e originale sia a livello di sottotesti che di pura messa in scena.

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Dallamano non rinuncia ai motivi ricorrenti del thriller coevo (il particolare rivelatore soggetto alla fallacia dello sguardo, le soggettive dell’assassino, le telefonate minatorie, un omicidio nella vasca da bagno), ribaltandone in alcuni casi l’assunto (qui, sovvertendo col più classico dei depistaggi l’anticlericalismo di Fulci e Lado, poi ripreso da Bido, il killer non è un vero prete ma un individuo che si traveste come tale), ma li immerge in un contesto nel quale il non detto e l’evocato predominano sulla truculenza esibita, ed anche certi dettagli macabri sono veicolati attraverso ellissi o rimandi mediati (si veda per esempio il terribile modus operandi dell’assassino, uso ad inserire una lama affilata nella vagina delle malcapitate, visualizzato tramite una radiografia…); e anche l’ambientazione internazionale finisce per donare al tutto un che di straniante e quasi “sospeso”, accorpando efficacemente, ad un impianto alla Uccello Dalle Piume di Cristallo (film dal quale Ennio Morricone sembra anche riprendere il tema musicale variandolo minimamente), le suggestioni scopofile e morbose di La Residencia di Narciso Ibáñez Serrador (Gli Orrori Del Liceo Femminile in italiano), dal quale non a caso “preleva” una delle protagoniste (Cristina Galbò), l’aria vagamente goticheggiante delle brume e delle dimore di certo cinema nordeuropeo e una Londra “alternativa” dentro la quale si agita un ribellismo adolescenziale foriero di tragici effetti collaterali.

Atmosfere, queste, che Dallamano restituisce facendo muovere sinuosamente la macchina da presa a tracciare un percorso che nel dinamismo creativo della forma vuole rimandare ad una congerie di stati d’animo, il tutto reso possibile grazie anche alla splendida fotografia di Aristide Massaccesi/Joe D’Amato, il quale, tra colori pastello e lampi di vividezza, compreso un bianco e nero d’impatto nel flashback dell’aborto clandestino centrale per il disvelamento dell’intrigo – tema, quest’ultimo, che ricorrerà non solo nel thriller “lolitesco” ma anche in contesti più eccentrici e tuttavia chiaramente da esso influenzati, come ad esempio Nude Per L’Assassino di Andrea Bianchi del 1975 – crea un impasto di solarità mista a cupezza, venature romantiche e melodrammatiche, perversione e finanche pietà degno di nota.

Considerando dunque la coerenza dello script e la raffinatezza della messa in scena, Cosa Avete Fatto A Solange? si staglia come uno migliori esiti del nostro thriller, non avendo nulla da invidiare a pellicole molto più celebrate.

Vuoi saperne di più su questo filone tutto italiano? Leggi qui l’articolo di approfondimento sul “thriller lolitesco”.

Anton Chigurh

Mi chiamo Mattia, alias Anton Chigurh, classe 1975, ho fatto studi classici e sono orgogliosamente spezzino; cosa chiedo ad un film o ad una serie tv? Di farmi riflettere, di inquietarmi, di lasciarmi a bocca aperta, di divertirmi... Per sapere dove trovo tutto questo, leggete le mie recensioni su I Cinenauti!