0187 UFO

0187 UFO

0187 ufo i cinenauti recensioni film serie tv cinema

GENERE:         thriller, fantascienza

ANNO:             2026

PAESE:             Italia

DURATA:         90 min 

REGIA:              Francesco Tassara

CAST:              George Newton, Ilaria Monfardini, Ekaterina Buscemi, Fausto Morciano, Michelangelo Bertocchi

Dopo il pregevole Cose Nere, Francesco Tassara con 0187 UFO chiude un ideale dittico dedicato ai fenomeni “alieni” sulle alture della Spezia, confermandosi come una delle voci più interessanti del panorama indipendente di genere.

Avevamo lasciato Francesco Tassara mesi fa alla presentazione del suo primo lungometraggio Cose Nere (da noi particolarmente apprezzato, come potete leggere nella recensione); lo abbiamo ritrovato in questi giorni nella medesima sala – il nuovo cinema Odeon, situato all’interno della Mediateca Fregoso – in una serata molto partecipata per l’uscita di 0187 UFO, che allora aveva preannunciato mostrandone il trailer (in mezzo c’è stata una fruttuosa parentesi in terra ellenica culminata nel documentario Qui, Dimitris Makris – Ritratto Di Un Regista, diretto in collaborazione con Paola Settimini e dedicato alla figura dell’importante autore ateniese – già ospite dell’ultima edizione del La Spezia Film Festival – giunto in Italia negli anni sessanta per studiare al Centro Sperimentale e in seguito distintosi per i celebri Caroselli ma soprattutto grazie ad un impegno civile e sociale mai sopito, espresso in lavori tra i quali, in particolare, va ricordato Qui Politecnico del 1974, dedicato alla repressione attuata dal regime dei colonnelli).

0187, dunque, un prefisso che per tutti gli spezzini d.o.c. significa identità, radici, casa; e ufo, perchè Tassara prosegue sulla falsariga dell’esordio, stavolta focalizzandosi maggiormente su queste storie un po’ weird e un po’ inquietanti tramandate da una cerchia “carbonara” di irriducibili appassionati; i titoli di testa sono già in questo senso una dichiarazione programmatica, andando a proporre una sorta di “rassegna stampa” inerente alle notizie dell’epoca riguardanti avvistamenti e strane “manifestazioni” sulle alture circostanti la città.

Facciamo così la conoscenza di quattro personaggi, due ragazze (la reginetta del cinema di genere indipendente Ilaria Monfardini, che ritorna in un ruolo centrale, e Maria Borzillo, già chitarrista degli Hollywood Groupies) e due ragazzi (Anderson Cruz e Nazim Sojar), che “battono” i boschi del fantomatico monte Vello (sulla cui denominazione abbiamo già fatto luce parlando di Cose Nere) armati di telecamere e microfoni direzionali alla ricerca di qualche presenza o “segnale”, ma soprattutto intenzionati a scovare il misterioso Lupo Grigio, una specie di eremita depositario, a quanto si sussurra in giro, dei più arcani segreti del luogo; dopo varie peregrinazioni arrivano alla sua abitazione ma l’uomo (interpretato dal veterano inglese George Newton, presente in sala, apparso in film importanti quali Dead Man’s Shoes, This Is England e Paddington) li accoglie a fucile spianato e mostra di non voler affatto saperne di rivangare certi avvenimenti, avendone ancora terrore; piano piano però la sua natura fondamentalmente bonaria viene fuori e, insieme ad un conoscente, protagonista in prima persona di un episodio inspiegabile, comincia ad aprire un “libro” fatto di dimensioni “altre”, visioni allucinanti, mostri neri.

Parte così, attraverso una serie di flashback, un viaggio a ritroso che inizia nel luglio del 1974, con una coppia di innamorati (Alice Ceriani e Michelangelo Bertocchi) che si apparta in auto nella macchia e ad un certo punto comincia ad avvertire delle presenze indefinite e minacciose (qui Tassara mette anche in campo, voluto o meno che sia, un rimando agli omicidi del Mostro di Firenze, uno dei quali avvenuto proprio il mese prima), mentre il tempo sembra come fermarsi e tornare indietro.

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Si prosegue poi con un uomo (Maurizio Ricevuto) che, ossessionato dallo studio di quei fenomeni inspiegabili, coinvolge una coppia di amici piuttosto riluttante (Fausto Morciano, che abbiamo visto in Funerailles di Antonio Bido, e Ekaterina Buscemi, attrice spezzina messasi in evidenza con La Ragazza Nella Nebbia di Donato Carrisi) in uno dei suoi sopralluoghi fotografici, durante il quale la giovane accusa un anomalo malessere; sviluppando in seguito il rullino delle immagini scattate nota con terrore che tra le frasche si scorge una figura sinistra, ma non fa in tempo a mostrare loro la scoperta poichè sparisce nel nulla; anche la ragazza, levatasi dal letto prima dell’alba, si inoltra nella selva come in preda ad uno stato ipnotico (torna alla mente Jennifer Connelly in Phenomena), venendo poi rintracciata dal compagno nei pressi di un ruscello.

Abbiamo quindi i due segmenti, volendo, più di “umore” lynchiano: nel primo un individuo piuttosto eccentrico (l’amico regista Fulvio Wetzl, che riappare dopo il cameo in Cose Nere) passeggia col suo cane nel luogo che si dice attraversato da campi magnetici di origine extraterrestre, filosofeggiando da par suo su queste teorie; la sera, però, mentre è nel suo appartamento in compagnia della moglie (Jole Rosa), è costretto a provare sulla propria pelle la terrificante possanza di questi fenomeni elettrici.

Infine una madre (Irene Baiardi) la quale, dopo aver incontrato in un viottolo un individuo enigmatico vestito di tutto punto con giacca e cravatta che la indica con fare inquisitorio e poi scompare, una volta tornata a casa precipita in una sorta di catatonia, conducendo con la forza i due figli verso la “sorgente” di quel sortilegio irresistibile che la domina.

Suggestioni, leggende metropolitane, scherzi di cattivo gusto? Naturalmente Tassara non fornisce una risposta ma, con un finale a sorpresa, instilla quantomeno il dubbio circa la possibile esistenza di altre forme di vita nell’universo, ipotizzando che questi “alieni”, come suggerisce il sottotitolo dell’opera, possano persino trovarsi in mezzo a noi (curiosamente lo stesso argomento, seppur da una prospettiva più satirica, è stato trattato di recente da un altro grande regista ateniese, Yorgos Lanthimos, nel suo Bugonia, remake del film coreano Save The Green Planet).

Forte di un sicuro estro visivo, il giovane filmaker spezzino opta di nuovo per uno stile di regia evocativo e mai “urlato”, creando atmosfere sospese e foriere di un’angoscia ancestrale, in particolar modo all’interno delle location naturalistiche (molto curati ed efficaci sono, di consuetudine, due aspetti fondamentali per la sua idea di cinema, ovvero gli effetti sonori ed il commento musicale, quest’ultimo ancora affidato al talentuoso Riccardo D’Ambra – che compare anche in un breve cameo -, il quale produce un accompagnamento atonale e opprimente di notevole impatto), senza tuttavia negarsi il piacere di alcune sequenze di pura suspense più canonica, nelle quali, tramite un uso sapiente delle soggettive e degli spazi interni come corridoi, stanze, camere oscure ecc. in chiave ansiogena, sviscera una volta di più tutta la sua devozione per il thriller-horror settantiano.

Presentato con successo all’Horror On Sea Festival tenutosi nella cittadina costiera dell’Essex di Southend-on-Sea, ed ora, dopo il passaggio alla Spezia, auspicabilmente destinato a fare più strada possibile sui grandi schermi del nostro paese, 0187 UFO va dunque a comporre insieme a Cose Nere un dittico quantomai prezioso sia come originale variazione sul genere, inglobando efficacemente sci-fi, horror e venature gialle, sia come testimonianza sulle peculiarità di un territorio ricco di fascino ma anche di contraddizioni e di zone grigie.

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Anton Chigurh

Mi chiamo Mattia, alias Anton Chigurh, classe 1975, ho fatto studi classici e sono orgogliosamente spezzino; cosa chiedo ad un film o ad una serie tv? Di farmi riflettere, di inquietarmi, di lasciarmi a bocca aperta, di divertirmi... Per sapere dove trovo tutto questo, leggete le mie recensioni su I Cinenauti!