SÜDTIROCK – Suoni di confine

Sudtirock è un viaggio nella musica del Sudtirol/Alto Adige degli anni 80/90 e... no, non parla di Jodel, se ve lo state chiedendo. Come suggerisce il titolo, la vera protagonista del documentario è la musica più ascoltata dai giovani in quegli anni, il rock, in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni. Musica che, come spesso accade, è pure un fedele specchio dei luoghi in cui i giovani performer nascevano e crescevano.

E siccome il luogo di cui si parla è il Sudtirol/Alto Adige, gli autori dell’opera si trovano giocoforza a trattare anche del complesso rapporto tra abitanti di lingua tedesca ed italiana, rapporto in quel periodo sfociato in una recrudescenza degli episodi di violenza iniziati negli anni ’50 per opera della BAS germanofona e della risposta, altrettanto violenta, dei militanti di estrema destra di lingua italiana. Episodi che, fortunatamente, andarono a scomparire gradualmente negli anni ’90 fino ad avere, oggi, una situazione abbastanza tranquilla, per quanto certamente irrisolta e, per certi versi, irrisolvibile.

Non sono comunque nè le origini storiche dei fatti né i loro sviluppi attuali ad essere protagonisti di questo film, focalizzato piuttosto sui ragazzi dell’epoca, non solo nel rapporto tra di loro e con la musica, ma anche con le avversità di tutti i giorni, in un luogo che stava cambiando molto velocemente, e non sempre in meglio. Era peraltro tutt’altro che infrequente vedere (o, meglio, ascoltare) gruppi musicali misti e, anche se a Bolzano in gran parte si usava l’italiano, mentre nelle periferie e nelle malghe prevaleva il tedesco, spesso accadeva che ragazzi di lingua diversa si trovassero a suonare insieme, ad esempio gli Skanners, probabilmente il più famoso gruppo bolzanino dell’epoca, aveva componenti di madrelingua mista. In questa storia non può che irrompere un elemento tragico ma purtroppo assai comune in quegli anni, la droga, che serpeggiava tra i giovani in tutta Europa. A come essa cambiò la vita dei ragazzi, spesso quasi senza che se ne accorgessero, gli autori del documentario dedicano uno spazio breve, ma opportuno.

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È certamente brillante l’idea degli autori di raccontare come la musica rock-punk-metal fosse per molti giovani uno strumento identitario e di ribellione, in un luogo che attraversava un periodo di profondo mutamento, soprattutto a causa della forte immigrazione nel nascente distretto industriale di Bolzano, per la cui riconversione arrivarono nel giro di pochi anni molte persone, in particolare di origine veneta, per nulla integrate col tessuto sociale del luogo. L’opera è quindi estremamente interessante e certamente equilibrata, anche se personalmente avrei gradito vedere qualche reperto musicale storico in più. Temo però che, vista anche la qualità delle immagini presenti, recuperate da vecchie registrazioni traballanti, trovarne altre di qualità qualità visiva accettabile da integrare al documentario, non sarebbe stato per nulla semplice.

Sudtirock è visibile a pagamento, distribuito da OpenDDB, e disponibile cliccando qui.

 

Gli autori del documentario sono lo scrittore Jadel Andreetto, che ha pubblicato romanzi, saggi e racconti con alcune delle principali case editrici italiane (Mondadori, Bompiani e Rizzoli), ed ha collaborato con numerose testate giornalistiche, sia locali che nazionali, ed il regista Armin Ferrari, con una importante carriera teatrale alle spalle ed autore del recente, ed estremamente interessante, film documentario ‘A noi rimane il mondo’, dedicato alla Wu Ming Foundation, anch’esso disponibile sulla piattaforma OpenDDB.

Hannibal the Cannibal

Il mio nome è Cristiano, alias Hannibal the Cannibal, sono cresciuto girovagando con la famiglia al seguito di mio padre, che si spostava molto per lavoro, ho seguito le sue orme lavorando alcuni anni in Nord Africa. Nel nuovo millennio sono tornato 'a casa' ed oggi sono lead programmer in una azienda che crea software gestionali. Amo tutto il cinema ma sono attratto in modo particolare dal cinema 'di genere' e da tutto ciò che è di nicchia.