Himedere e Oujidere: guida completa ai “Reali”di anime e manga

Nel vasto universo degli archetipi anime, pochi sono così affascinanti e fraintesi come gli Himedere e gli Oujidere. Principesse altezzose e principi glaciali che pretendono devozione assoluta, ma nascondono un cuore capace di un affetto travolgente. Se vi siete mai chiesti cosa significano questi termini e perché certi personaggi vi fanno impazzire tra irritazione e adorazione, siete nel posto giusto.

Chiunque abbia trascorso anche solo qualche ora a esplorare il mondo degli anime e dei manga si è inevitabilmente imbattuto nel concetto di “dere”, quella galassia di archetipi caratteriali che definiscono il modo in cui un personaggio vive le proprie emozioni, in particolare quelle romantiche. Tsundere, yandere, kuudere: sono etichette che ormai fanno parte del vocabolario quotidiano di ogni appassionato. Ma esiste una sottocategoria particolarmente intrigante, una coppia di tipi di dere che sembra uscita direttamente dalla corte di Versailles trapiantata in un liceo di Tokyo. Parliamo degli Himedere e degli Oujidere, i personaggi con quello che potremmo definire, con un sorriso, un autentico complesso di superiorità reale. Sono arroganti? Senza dubbio. Sono irresistibili? A quanto pare, anche quello. In questo articolo, a mio avviso la guida più completa che troverete sull’argomento, smontaremo pezzo per pezzo questi due archetipi, dalla loro etimologia alla psicologia, fino agli esempi più iconici che il panorama anime ci ha regalato.

Etimologia e Significato: Cosa significa Himedere e Oujidere?

Per comprendere davvero il significato di Himedere e Oujidere, bisogna partire dalla lingua giapponese, che in questi casi si rivela meravigliosamente letterale.

Il termine Himedere nasce dalla fusione di Hime (姫), che significa principessa, con Deredere (デレデレ), un’onomatopea giapponese che indica lo stato di chi è completamente affettuoso, sdolcinato, innamorato. È il suono del cuore che si scioglie, per intenderci. In modo speculare, Oujidere combina Ouji (王子), ovvero principe, con lo stesso suffisso deredere.

La definizione dell’archetipo è piuttosto cristallina: stiamo parlando di personaggi che esigono di essere trattati come membri della nobiltà, indipendentemente dal fatto che lo siano davvero o meno. La Himedere si comporta come una principessa in ogni fibra del suo essere: ordina, non chiede; si aspetta servizio e riverenza, non collaborazione; e considera la maggior parte delle persone intorno a sé come sudditi, nel migliore dei casi, o come plebaglia, nel peggiore. Lo stesso vale per l’Oujidere, declinato al maschile con un’aura da principe imperioso che guarda il mondo dall’alto del suo trono immaginario (o talvolta molto reale).

Ma ecco il dettaglio cruciale, quello che li rende un tipo di dere a tutti gli effetti e non semplicemente dei personaggi sgradevoli: sotto quella corazza di alterigia e pretese regali, si cela una capacità di affetto profondo e travolgente verso chi dimostra loro lealtà autentica. Il “dere” è lì, in attesa. Bisogna solo guadagnarselo.

La Psicologia del Personaggio: Arroganza vs. Affetto

Quello che rende gli Himedere e gli Oujidere così narrativamente interessanti, a mio modo di vedere, è la natura del loro atteggiamento superiore. In molti altri archetipi anime, l’arroganza è un meccanismo di difesa, una facciata costruita per proteggere un nucleo fragile. Qui la faccenda è diversa, e per certi versi più divertente.

Il senso di superiorità di una Himedere o di un Oujidere è spesso genuino. Non è una maschera: è una convinzione profonda, a volte sostenuta da un effettivo status sociale elevato, da un talento straordinario o da un lignaggio aristocratico. Credono davvero di meritare quel trattamento regale, e lo comunicano con una naturalezza che oscilla tra l’irritante e l’esilarante. È un’arroganza che non ha bisogno di giustificarsi, perché per il personaggio non c’è nulla da giustificare: le cose stanno semplicemente così.

Questo non significa che manchino di profondità. Il loro arco narrativo più efficace si costruisce proprio sulla tensione tra il loro ego monumentale e la scoperta della vulnerabilità. Quando un personaggio Himedere si rende conto che qualcuno ha scalfito le sue difese non con la forza, ma con la costanza e la dedizione, il conflitto interiore che ne nasce è puro oro drammaturgico. L’orgoglio dice “non cedere”, il cuore dice “questa persona merita il mio affetto”. Ed è in quello spazio che sboccia il “dere”.

Le differenze chiave: Tsundere, Kamidere e Himedere/Oujidere

Uno dei punti di confusione più frequenti nella community riguarda la sovrapposizione tra diversi archetipi. Facciamo chiarezza una volta per tutte, perché la distinzione tra Tsundere vs Himedere è fondamentale per comprendere la questione.

La Tsundere è un personaggio la cui aggressività e freddezza sono essenzialmente una reazione difensiva all’insicurezza. Sotto il guscio ruvido, la Tsundere è spesso terrorizzata dai propri sentimenti. La sua durezza è una barriera, non un trono.

La Kamidere, invece, alza la posta in modo vertiginoso: questo archetipo non si limita a sentirsi nobile, ma si percepisce come una vera e propria divinità. Il complesso di superiorità raggiunge livelli cosmici. Pensate a Light Yagami di Death Note: non vuole essere servito come un re, vuole essere adorato come un dio. La differenza è sostanziale.

L’Himedere/Oujidere si colloca in una posizione intermedia affascinante. Non è insicura come la Tsundere, né delirante come la Kamidere. Vuole semplicemente essere trattata come nobiltà terrena: con rispetto, con deferenza, con quel pizzico di sottomissione volontaria che fa sentire importante chi la riceve. È, se vogliamo, l’archetipo con i piedi più piantati a terra nella sua stessa megalomania — il che lo rende, paradossalmente, il più credibile e il più relazionabile dei tre.

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Il Ruolo del "Suddito": Come Scatta il Lato Dere?

Arriviamo al cuore pulsante della dinamica romantica degli Himedere e degli Oujidere, quel meccanismo narrativo che trasforma personaggi apparentemente insopportabili in oggetti di devozione per il pubblico.

Il lato dere — quella dolcezza nascosta, quella vulnerabilità che fa sciogliere il cuore — non emerge per caso, né per semplice attrazione fisica. Scatta attraverso un processo molto preciso: il love interest, o quello che possiamo definire il “suddito”, deve dimostrare una lealtà incrollabile. Non basta essere gentili. Non basta essere attraenti. Bisogna superare una prova di devozione che, nella logica del personaggio, dimostri che si è degni del suo affetto regale.

Questo può manifestarsi come una sottomissione volontaria che non è mai umiliante, ma piuttosto un atto di rispetto consapevole. Oppure come un gesto di estrema devozione nei momenti critici: proteggere la “principessa” o il “principe” quando nessun altro lo farebbe, sceglierli contro ogni logica, restare al loro fianco quando il mondo intero si volta dall’altra parte. È solo in quel momento che la corazza si incrina, e l’Himedere o l’Oujidere rivela il proprio affetto con un’intensità che è tanto più potente quanto più è stata a lungo repressa. Quando una principessa si inchina a sua volta, credetemi, il pubblico perde la testa.

Esempi Celebri di Himedere in Anime e Manga

Passiamo dalla teoria alla pratica, perché gli archetipi anime prendono vita solo attraverso i personaggi che li incarnano. Tra i personaggi Himedere più iconici, ce ne sono alcuni che meritano un’analisi più approfondita.

Erina Nakiri di Food Wars! (Shokugeki no Soma) è forse l’esempio più cristallino di Himedere nel panorama anime recente. Dotata del leggendario “Palato Divino” e cresciuta nell’élite assoluta della gastronomia mondiale, Erina non si limita a sentirsi superiore: lo è oggettivamente, almeno in cucina. Il suo disprezzo iniziale per Soma Yukihira, il protagonista di umili origini, è regale nel senso più letterale del termine. Eppure, man mano che Soma dimostra il proprio valore con una costanza incrollabile, il lato dere di Erina emerge in modo tanto graduale quanto devastante. È un arco narrativo da manuale.

Saber (Artoria Pendragon) della saga di Fate è un caso più sottile ma altrettanto pertinente. La sua regalità non è un capriccio: è letteralmente il Re dei Cavalieri. Il suo portamento altero e il suo senso del dovere la rendono distante e imperiosa, ma la devozione del suo Master fa emergere lentamente un affetto profondo e protettivo che, a mio parere, rappresenta una delle declinazioni più nobili dell’archetipo.

Infine, Cornelia li Britannia di Code Geass incarna l’Himedere nella sua versione più militaresca e politica. Principessa imperiale per sangue, comandante spietata per scelta, Cornelia non chiede rispetto: lo pretende con la forza della sua competenza strategica. Ma il suo legame con la sorella Euphemia rivela un lato dere commovente, fatto di protezione feroce e tenerezza nascosta.

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Esempi Celebri di Oujidere in Anime e Manga

Sul versante maschile, gli Oujidere anime offrono personaggi altrettanto memorabili, e uno in particolare merita un posto d’onore in questa analisi.

Byakuya Kuchiki di Bleach è, a mio avviso, l’incarnazione perfetta dell’archetipo Oujidere. Capitano della Sesta Divisione del Gotei 13 e ventottesimo capofamiglia del nobile clan Kuchiki, Byakuya è l’epitome del distacco altezzoso. Il suo sguardo glaciale, la sua compostezza impeccabile, il suo modo di trattare chiunque non sia al suo livello con un’indifferenza che rasenta il gelo cosmico: tutto in lui grida aristocrazia e superiorità. Non alza mai la voce, perché non ne ha bisogno. Le sue parole tagliano come la sua Senbonzakura. Eppure, è nella dinamica con Rukia che il lato dere di Byakuya si manifesta con una potenza narrativa straordinaria. La sua decisione di proteggerla, che emerge come una lenta erosione del suo rigore aristocratico, è uno degli archi emotivi più belli di tutto Bleach. Byakuya non dice “ti voglio bene”. Byakuya si frappone tra te e la morte, e poi se ne va senza voltarsi. È il dere nella sua forma più silenziosa e devastante.

Ciel Phantomhive di Black Butler (Kuroshitsuji) rappresenta una variante più oscura e giovane dell’Oujidere. Conte tredicenne a capo di un impero economico e “cane da guardia della Regina”, Ciel esige obbedienza assoluta dal suo demone-maggiordomo Sebastian e da chiunque lo circonda. La sua arroganza è un’armatura forgiata dal trauma, ma è anche genuina: Ciel crede sinceramente nella propria superiorità intellettuale e sociale. I rari momenti in cui la maschera si incrina — un gesto di protezione verso i suoi servitori, un lampo di vulnerabilità infantile — sono tanto più potenti perché arrivano da un personaggio che ha fatto della freddezza regale la propria ragione di vita.

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Conclusione

Il fascino degli Himedere e degli Oujidere risiede, in definitiva, in un paradosso narrativo irresistibile: ci innamoriamo di personaggi che, sulla carta, dovrebbero risultarci insopportabili. La loro arroganza ci irrita, le loro pretese ci fanno alzare gli occhi al cielo, il loro senso di superiorità ci provoca. Ma è proprio la promessa del “dere”, quel momento in cui la corazza regale si incrina e l’affetto erompe con la forza di un fiume trattenuto troppo a lungo, a renderli indimenticabili.

In un panorama di archetipi anime sempre più vario e sfumato, i “reali” degli anime ci ricordano qualcosa di profondamente umano: il desiderio di essere scelti, di essere ritenuti degni. L’Himedere e l’Oujidere non regalano il proprio affetto a chiunque. Lo concedono come un privilegio, e forse è proprio per questo che, quando arriva, ha il peso di un’investitura.

Adesso tocca a voi: qual è il vostro Himedere o Oujidere preferito? C’è un personaggio che secondo voi incarna perfettamente questo archetipo e che non ho menzionato? I commenti sono il vostro trono: accomodatevi.

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John il boia Ruth

Sono Gilberto, alias John il boia Ruth, la mente che ha dato forma a questo progetto. Nella vita mi occupo di web: dal marketing alla grafica, dalla progettazione di siti ai Social Network. Ne I Cinenauti ho voluto fondere il mio lavoro, che amo, con la mia più grande passione, il cinema. Prediligo gli horror, meglio se estremi e disturbanti, i thriller, i fantasy e i film d'azione. Insomma divoro qualsiasi cosa cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi.