THE GEEK

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GENERE:         erotico, big foot

ANNO:             1971

PAESE:            Usa

DURATA:        50 min 

REGIA:             ?

CAST:              Lynn Holmes, Nora Wieternik, Ric Lutze (?)

Un viaggio nell'abisso del cinema trash dove il Sasquatch incontra l'exploitation più sfrenato. "The Geek" (1971) rappresenta il punto più basso della cinematografia mondiale, un'opera talmente imbarazzante da far vergognare persino i suoi stessi creatori.

Partiamo da un dato emblematico: nessuno ha voluto firmare questa pellicola. Non il regista, non il produttore, non gli sceneggiatori. Solo la casa di produzione “Brutus” appare nei crediti, un nome che sembra quasi una minaccia più che un’indicazione. E dopo aver visionato – o meglio, dopo aver tentato di visionare – questi interminabili 45/50 minuti di puro delirio audiovisivo, la scelta dell’anonimato appare non solo comprensibile ma doverosa.

Devo confessare, con tutta l’onestà di cui sono capace: questo è il film più brutto che abbia mai avuto la sventura di incontrare nella mia vita di blogger. E credimi, ne ho viste di pellicole discutibili e marce, ma “The Geek” raggiunge vette di bruttezza talmente stratosferiche da creare una nuova categoria: il sub-trash, l’anti-cinema, l’offesa premeditata alla retina.

La trama, se così vogliamo generosamente definirla, segue un gruppo di hippy che si avventura nelle presunte foreste dell’Oregon alla ricerca del leggendario Sasquatch. Ma quella che dovrebbe essere una foresta rigogliosa si rivela essere un terreno brullo e desolato, più simile al parcheggio abbandonato di un supermercato che a un ambiente naturale. I nostri “protagonisti” (uso il termine con estrema riluttanza) fanno essenzialmente due cose: camminano e copulano. Stop. Fine della creatività narrativa.

Le sequenze di camminata sono talmente estenuanti che persino Terrence Malick le troverebbe eccessive. Minuti interminabili di persone che procedono in fila indiana attraverso il nulla cosmico, accompagnate da una colonna sonora totalmente fuori contesto che include un brano di Tony Kinsey del 1961. È come guardare uno screensaver particolarmente noioso, ma con attori in carne e ossa.

Quando i nostri “eroi” non camminano, ecco che arrivano le scene “erotiche” – e uso le virgolette con la stessa enfasi con cui userei guanti di piombo per maneggiare materiale radioattivo. Sono sequenze pornografiche talmente goffe e malfatte che farebbero impallidire persino i peggiori filmini amatoriali girati con uno dei primi telefoni dotati di videocamera. Almeno il porno tradizionale ha l’onestà di non fingere di raccontare una storia. “The Geek” invece ha la presunzione di mascherare la sua natura di filmaccio exploitation dietro una parvenza di trama sul Sasquatch.

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Devo ammettere, con una punta di vergogna, di aver skippato più della metà del film. Sì, io, che mi vanto di guardare tutto fino alla fine per dovere “professionale”, ho dovuto arrendermi. È stata legittima difesa: i miei neuroni stavano organizzando un ammutinamento di massa.

Quando finalmente appare il Sasquatch – dopo oltre trenta minuti di agonia – lo spettatore è già cerebralmente morto. E forse è meglio così, perché la “creatura” è un insulto all’intelligenza umana: un tizio in una tuta da scimmia comprata al mercatino dell’usato, con evidenti scarponi ai piedi e una maschera che sembra essere stata colorata con gli escrementi. Il mostro di “Robot Monster” del 1953 al confronto sembra uscito dalla Industrial Light & Magic.

L’apice si raggiunge quando una delle ragazze, con un QI evidentemente sotto lo zero, decide di stringere la mano al mostro. La risposta? Una scena di violenza sessuale talmente grottesca e mal realizzata che riesce nell’impresa impossibile di essere contemporaneamente offensiva e ridicola. Segue una rissa finale che definirei “alla Benny Hill”, se non fosse un insulto a Benny Hill.

Dal punto di vista tecnico, definirlo un disastro sarebbe un complimento. I titoli di testa sembrano realizzati da un bambino di tre anni con problemi motori. La fotografia ha la qualità visiva di una colonscopia particolarmente sfocata. Il montaggio? Quale montaggio? Le scene si susseguono con la logica di un sogno febbrile sotto pesanti psicofarmaci.

Nella mia opinione – anche se chiamarla opinione è generoso, è più una constatazione oggettiva della realtà – “The Geek” non è semplicemente un brutto film. È un’offesa al concetto stesso di cinema, un insulto a chiunque abbia mai preso in mano una cinepresa con intenzioni anche vagamente artistiche. È una mancanza di rispetto soprattutto al vero cinema indipendente, quello che con pochi mezzi ma tanta passione riesce a creare piccoli capolavori. Questo invece è l’anti-miracolo, la prova che non basta avere una telecamera per fare cinema.

Il fatto che esista una versione integrale con altri 11 minuti mi fa venire i brividi. Undici minuti in più di questa tortura sarebbero una violazione della Convenzione di Ginevra. Già 45 minuti (di cui ne ho visti circa 20, skippando freneticamente di 10 secondi in 10 secondi) sono sufficienti per provocare danni permanenti al sistema nervoso centrale.

Eppure, paradossalmente, “The Geek” ha un valore: quello di ricordarci che il cinema può toccare abissi inimmaginabili. È il metro zero sotto il quale non si può scendere. È la dimostrazione che esiste un limite alla bruttezza.

Se ami il trash estremo, questa pellicola potrebbe rappresentare una sorta di Santo Graal del brutto. Ma attenzione: anche il masochismo ha i suoi limiti. Per tutti gli altri esseri umani dotati di un minimo di amor proprio, questa “roba” è da evitare come la peste bubbonica. Anzi, probabilmente la pestilenza sarebbe un’esperienza più tollerabile.

“The Geek” è la conferma definitiva che a volte, nel cinema come nella vita, è meglio non provarci proprio.

John il boia Ruth

Sono Gilberto, alias John il boia Ruth, la mente che ha dato forma a questo progetto. Nella vita mi occupo di web: dal marketing alla grafica, dalla progettazione di siti ai Social Network. Ne I Cinenauti ho voluto fondere il mio lavoro, che amo, con la mia più grande passione, il cinema. Prediligo gli horror, meglio se estremi e disturbanti, i thriller, i fantasy e i film d'azione. Insomma divoro qualsiasi cosa cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi.