Una giovane donna forgiata come arma dalla criminalità organizzata giapponese. Un ragazzo comune che le regala un peluche vinto alle macchinette. Da questo incontro apparentemente banale nasce una delle storie d'amore più laceranti e contraddittorie del panorama manga recente. "Il primo amore di Nezumi" di Riku Oseto, pubblicato in Italia da J-Pop Manga, è un'opera che sfida le convenzioni mescolando dolcezza disarmante e brutalità senza filtri.

SCHEDA TECNICA
- Genere: Drammatico, Psicologico, Sentimentale, Action
- Target: Seinen (Pubblico Adulto)
- Anno di inizio: 2023
- Mangaka: Riku Oseto (storia e disegni)
- Casa editrice (Giappone): Kodansha (serializzato su Weekly Young Magazine)
- Distributore (Italia): J-Pop Manga (Edizioni BD)
Curiosità sull’opera:
- L’opera ha ricevuto candidature al Kodansha Manga Award, ai Next Manga Award e al Kono Manga ga Sugoi
- È stata consigliata pubblicamente da Katsuhisa Minami, l’autore di The Fable, considerato uno dei maestri indiscussi del genere yakuza-thriller
- La serializzazione è iniziata su Weekly Young Magazine il 6 novembre 2023
Esistono opere che si limitano a intrattenere, e altre che decidono di camminare su un filo sottilissimo teso sopra un abisso di contraddizioni. Riku Oseto, con questo suo lavoro serializzato sulla prestigiosa rivista Weekly Young Magazine di Kodansha, ha scelto decisamente la seconda strada. Il risultato è un manga che rifiuta categoricamente di stare comodo dentro una singola etichetta di genere, preferendo invece abitare simultaneamente territori narrativi che parrebbero incompatibili: il romance più tenero e il thriller criminale più spietato.
La domanda che sorge spontanea, sfogliando le prime pagine, è semplice nella formulazione ma complessa nelle implicazioni: può esistere amore autentico in un cuore programmato esclusivamente per uccidere? Oseto non ha fretta di rispondere, preferendo costruire la sua risposta tavola dopo tavola, attraverso silenzi eloquenti e esplosioni di violenza che lasciano il lettore spiazzato.
La scelta di ambientare il primo incontro tra i protagonisti in una sala giochi mi sembra tutto fuorché casuale. Nezumi, la protagonista, sta armeggiando con una di quelle macchine acchiappapremi che popolano ogni angolo del Giappone urbano quando incrocia lo sguardo di Ao, un ragazzo qualunque che sta tentando la fortuna alle macchinette vicine. Lui vince un peluche. Lei no. Lui glielo regala.
Fermiamoci un momento su questa scena, perché racchiude in sé l’intera poetica dell’opera. Una macchina acchiappapremi è, per definizione, un meccanismo progettato per frustrare: promette ricompense accessibili ma le rende statisticamente improbabili. Nezumi, cresciuta in un ambiente dove nulla viene regalato e tutto si conquista con il sangue, si trova di fronte a un gesto completamente alieno alla sua esperienza: la generosità gratuita. Un peluche, oggetto infantile per eccellenza, diventa così il primo mattone di una relazione impossibile.

La protagonista rappresenta un esercizio di character design tanto raffinato quanto disturbante. Oseto la disegna con tratti morbidi, occhi grandi, un’espressione che in qualsiasi altro contesto definiremmo placida e rassicurante. Potrebbe essere la protagonista di una commedia scolastica, la vicina di banco silenziosa ma gentile. Invece è una sicaria della yakuza, addestrata fin dalla tenera età a eliminare bersagli con efficienza chirurgica.
Questa dissonanza visiva non è un vezzo stilistico ma una scelta narrativa precisa. Nezumi incarna il concetto di maschera sociale portato alle estreme conseguenze: la sua apparenza innocua non è una copertura strategica, ma l’unico volto che conosce. Non ha mai avuto l’opportunità di sviluppare un’identità al di fuori del suo ruolo di strumento letale. Il suo capo, un uomo di nome Iruka, l’ha plasmata come si forgia una lama: eliminando tutto il superfluo, tutto l’umano.
E qui sta il genio sottile di Oseto: Nezumi non è un mostro. Non prova piacere nell’uccidere, né rimorso. Semplicemente esegue, con la stessa neutralità emotiva con cui un impiegato compila moduli. La violenza per lei non è una scelta morale ma una funzione, l’unica che le è stata insegnata.
Di fronte a una protagonista così complessa, il rischio era quello di creare un deuteragonista maschile sbiadito, un semplice pretesto narrativo. Oseto evita questa trappola costruendo Ao come un personaggio volutamente ordinario ma mai insignificante. La sua normalità non è una debolezza caratteriale: è precisamente ciò che lo rende rivoluzionario agli occhi di Nezumi.
Ao rappresenta tutto ciò che la protagonista non ha mai conosciuto: la spontaneità dei sentimenti, la vulnerabilità accettata, il coraggio di dichiararsi senza calcoli strategici. Quando le confessa i suoi sentimenti, Nezumi rimane genuinamente spiazzata. Nel suo mondo, l’affetto è sempre stato una transazione, un meccanismo di controllo. L’idea che qualcuno possa amarla senza aspettarsi nulla in cambio le risulta incomprensibile, quasi sospetta.
Eppure accetta. I due iniziano a convivere, e qui il manga regala alcune delle sue pagine più belle: scene di quotidianità domestica disegnate con una dolcezza quasi dolorosa. Cene preparate insieme, serate davanti ai videogiochi, l’intimità timida di due persone che imparano a condividere uno spazio. Per la prima volta nella sua esistenza, Nezumi sperimenta qualcosa che assomiglia alla felicità.
Naturalmente, questa parentesi di serenità non può durare. La yakuza non tollera deviazioni, e la felicità personale di un proprio strumento rappresenta una minaccia all’ordine costituito. Ao viene rapito, e Nezumi si trova di fronte a una scelta che nessun addestramento l’ha preparata ad affrontare: sacrificare l’unica cosa bella della sua vita per tornare a essere ciò che è sempre stata, oppure ribellarsi a costo di tutto.
Oseto gestisce questa escalation drammatica con mano sicura, evitando sia il melodramma gratuito sia la banalizzazione. Il conflitto non è semplicemente esterno, tra Nezumi e i suoi aguzzini: è soprattutto interiore, una lotta per definire chi sia veramente questa ragazza al di là del ruolo assegnatole. Può un’identità costruita interamente sulla violenza essere smantellata e ricostruita? E se sì, cosa rimane delle macerie?


Dal punto di vista grafico, “Il primo amore di Nezumi” è un’esperienza che definirei schizofrenica nel senso più positivo del termine. Oseto padroneggia registri visivi diametralmente opposti e li alterna con disinvoltura calcolata. Le scene romantiche sono disegnate con un tratto morbido, palette cromatiche calde, composizioni che evocano la tradizione dello shojo più classico. Poi, senza preavviso, si precipita in sequenze action di brutalità esplicita dove il sangue schizza copioso e i corpi si piegano in modi anatomicamente dolorosi.
Questo contrasto non è gratuito. Serve a replicare visivamente l’esperienza soggettiva di Nezumi, intrappolata tra due mondi inconciliabili. Il lettore viene costretto a oscillare emotivamente insieme a lei, passando dalla tenerezza all’orrore in poche tavole. È una strategia rischiosa ma efficace: quando funziona, crea un coinvolgimento quasi fisico.
Il fatto che Katsuhisa Minami, autore del pluripremiato The Fable, abbia pubblicamente raccomandato quest’opera non è un dettaglio trascurabile. The Fable ha vinto il 41° Kodansha Manga Award nella categoria generale nel 2017, consolidando il suo status di pietra miliare del genere yakuza-thriller. Che un maestro riconosciuto individui in Oseto una voce degna di attenzione suggerisce una continuità artistica significativa.
Tuttavia, sarebbe riduttivo considerare “Il primo amore di Nezumi” un semplice epigono. Dove The Fable esplorava il tentativo di un assassino professionista di vivere una vita normale, Oseto sposta il focus sulla dimensione sentimentale in modo più esplicito e centrale. Non si tratta di un sicario che cerca di smettere, ma di una persona che scopre di poter essere qualcosa di diverso da ciò per cui è stata creata. La differenza è sottile ma sostanziale.
J-Pop Manga propone la serie in un formato 12,4×18 cm, brossurato con sovraccopertina, 192 pagine al prezzo di 7,50€, con uscita a cadenza bimestrale. Un’edizione curata che rispetta gli standard qualitativi a cui l’editore ci ha abituati. La scelta di mantenere la sovraccopertina valorizza le illustrazioni di copertina di Oseto, che giocano sul contrasto tra l’apparenza innocente della protagonista e i dettagli inquietanti nascosti nella composizione.
La cadenza bimestrale rappresenta un buon compromesso tra la necessità di mantenere vivo l’interesse dei lettori e quella di garantire una pubblicazione regolare senza ritardi. Per chi preferisce attendere e leggere tutto insieme, la serie è ancora in corso in Giappone, il che significa che ci vorrà tempo prima di avere il quadro completo.
“Il primo amore di Nezumi” non è un’opera che si lascia consumare passivamente. Richiede al lettore di confrontarsi con domande scomode sulla natura dell’identità, sulla possibilità di redenzione, sul significato dell’amore in contesti estremi. Non offre risposte facili, e questo è probabilmente il suo merito principale.
A mio avviso, Riku Oseto ha costruito qualcosa di raro nel panorama seinen contemporaneo: un manga che funziona simultaneamente come intrattenimento di genere e come riflessione esistenziale. La violenza non è mai gratuita, il romanticismo mai sdolcinato. Ogni elemento serve la narrazione, ogni scelta stilistica ha una ragione d’essere.
Consiglio questa lettura a chi cerca qualcosa che vada oltre la superficie, a chi apprezza le storie che osano essere contraddittorie perché la vita stessa lo è. Non è un manga per tutti, e non pretende di esserlo. Ma per chi saprà sintonizzarsi sulla sua frequenza, promette un’esperienza emotiva difficile da dimenticare.
Nezumi ci ricorda che anche nelle circostanze più disperate, il desiderio di connessione umana trova il modo di emergere. E che forse, solo forse, non è mai troppo tardi per scoprire chi potremmo essere stati se la vita ci avesse concesso una possibilità diversa.



