CENTURIA

In un panorama editoriale saturo di isekai e battle shonen formulaici, Centuria di Tohru Kuramori emerge come una boccata d'aria nera, densa e affilata. Pubblicato su Shonen Jump+ dal 2023, questo dark fantasy ambientato in un mondo di schiavitù, guerrieri e patti demoniaci ha rapidamente catalizzato l'attenzione della critica giapponese e dei lettori internazionali. La nostra recensione esplora le ragioni per cui Centuria potrebbe essere — secondo il mio modesto parere — uno dei manga più importanti dell'ultimo quinquennio, tra echi di Berserk, riflessioni sull'umanità e una potenza visiva che lascia il segno.

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SCHEDA TECNICA

  • Genere: Dark Fantasy, Avventura, Drammatico
  • Target: Shonen (con sensibilità seinen)
  • Anno di inizio: 2023
  • Mangaka: Tohru Kuramori
  • Casa editrice (Giappone): Shueisha (Shonen Jump+)
  • Distributore (Italia): Panini Comics | Planet Manga

 

Curiosità:

  1. Centuria è l’opera di debutto di Tohru Kuramori come serie regolare, ed è stata accolta con entusiasmo straordinario, finendo nelle classifiche dei manga più letti su Shonen Jump+ già dai primi capitoli.
  2. Il titolo richiama la centuria romana, l’unità militare di cento uomini, ed è anche il numero di schiavi che il protagonista cerca di salvare per spezzare una maledizione.
  3. Kuramori ha dichiarato di essersi ispirato all’iconografia del cinema epico mediterraneo e alle tragedie greche, fondendole con l’estetica del manga d’azione contemporaneo.

La premessa di Centuria è di quelle che ti afferrano per il bavero e non ti lasciano respirare. Julian, un giovane schiavo, viene caricato su una nave insieme ad altri novantanove prigionieri, destinati a essere venduti come carne da macello in terre lontane. Quando l’imbarcazione viene attaccata da una creatura mostruosa uscita dagli abissi, Julian compie l’impensabile: stringe un patto con l’entità per salvare i suoi compagni. Il prezzo? La sua identità, la sua umanità, e una maledizione che lo legherà per sempre al destino dei cento.

Quella che potrebbe sembrare la solita trama di vendetta si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più stratificato. Kuramori, con una scrittura sorprendentemente matura per un’opera di debutto, costruisce un protagonista che non è il consueto eroe shonen assetato di gloria, ma un antieroe tragico che porta sulle spalle il peso di una promessa impossibile. Il riferimento più evidente è ovviamente Berserk di Kentaro Miura — e Kuramori non lo nasconde — ma sarebbe riduttivo etichettare Centuria come un semplice epigono. C’è qualcosa di profondamente personale nel modo in cui l’autore tratta la dimensione collettiva del trauma: i cento schiavi non sono semplici comparse, ma volti, storie, frammenti di un’umanità spezzata che chiede di essere ricomposta.

Sul piano visivo, Tohru Kuramori dimostra una padronanza tecnica che sorprende per un autore esordiente. Il suo tratto oscilla tra due polarità: da un lato, un’eleganza quasi rinascimentale nelle scene di dialogo e nelle composizioni paesaggistiche, con un uso sapiente del chiaroscuro che richiama l’incisione fiamminga; dall’altro, una furia barocca nelle sequenze d’azione, dove le linee si moltiplicano, esplodono, si frammentano in un caos controllato che ricorda — a mio giudizio — le tavole più convulse di Tetsuo Hara e le coreografie viscerali di Ryoichi Ikegami.

Il character design merita un discorso a parte. Julian, con i suoi occhi vuoti e il corpo segnato dalle catene, è un’icona destinata a entrare nell’immaginario del manga contemporaneo. I villain, dal canto loro, sono tra i più memorabili degli ultimi anni: figure grottesche, deformi, eppure dotate di una dignità tragica che evita la banalità del cattivo monodimensionale. Kuramori sembra aver studiato attentamente la lezione di Kentaro Miura ma anche di Junji Ito, fondendo l’orrore corporeo con una sensibilità quasi pittorica.

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Al di là dell’azione e dell’estetica, Centuria si rivela un’opera politicamente densa. Il tema della schiavitù — affrontato con una crudezza che ricorda certi passaggi di Vinland Saga di Makoto Yukimura — non è mai utilizzato come semplice sfondo esotico, ma diventa il cuore pulsante di una riflessione sulla natura del potere, sulla complicità sistemica e sulla possibilità (o impossibilità) di una vera redenzione. Julian non è un salvatore: è un uomo spezzato che cerca di rimettere insieme i pezzi di un mondo che continua a frantumarsi sotto i suoi occhi.

C’è, in questo, una lettura psicoanalitica che vale la pena sottolineare. Il patto demoniaco può essere interpretato come metafora della dissociazione traumatica: per sopravvivere all’orrore, Julian cede una parte di sé, e il manga diventa il diario di un lento, doloroso processo di reintegrazione identitaria. Non è un caso che Kuramori dedichi ampi spazi al silenzio, alle tavole mute, agli sguardi che si incrociano senza parole: è in questi interstizi che l’opera respira e mostra la sua vera profondità.

Sarebbe disonesto non segnalare alcune debolezze. Il ritmo, soprattutto nei primi capitoli, può risultare eccessivamente concitato, con una densità di eventi che rischia di sovraccaricare il lettore. Alcuni snodi narrativi appaiono ellittici, costringendo a riletture per cogliere appieno le motivazioni dei personaggi secondari. Inoltre, la gestione del worldbuilding — pur affascinante — procede a singhiozzo: Kuramori sembra più interessato all’introspezione dei protagonisti che alla costruzione sistematica del suo universo, una scelta legittima ma che potrebbe disorientare i lettori abituati ai dettagli enciclopedici di opere come Made in Abyss o Dungeon Meshi.

Detto questo, sono limiti che, secondo la mia personale lettura, vengono ampiamente compensati dalla forza emotiva complessiva. Centuria non vuole essere un’opera perfetta: vuole essere un’opera necessaria, e in questo riesce pienamente.

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In un’epoca in cui il manga shonen sembra spesso schiacciato tra il fan service e la formula del power-up infinito, Centuria rappresenta un’eccezione preziosa. È un manga che chiede al lettore di sostare nel disagio, di guardare in faccia la violenza senza trasformarla in spettacolo, di interrogarsi sul senso della libertà in un mondo che la nega sistematicamente. È, in altre parole, un’opera adulta travestita da shonen, e proprio per questo capace di parlare a un pubblico estremamente trasversale.

Se amate Berserk, Vinland Saga, Vagabond o Claymore, questo è un acquisto obbligato. Se invece cercate un manga consolatorio, fatto di amicizie eterne e battaglie luminose, forse è meglio guardare altrove. Ma se siete disposti a lasciarvi attraversare da un’opera che fa male — e che proprio per questo cura — allora Tohru Kuramori vi aspetta al varco con una delle voci più originali del panorama editoriale giapponese contemporaneo.

John il boia Ruth

Sono Gilberto, alias John il boia Ruth, la mente che ha dato forma a questo progetto. Nella vita mi occupo di web: dal marketing alla grafica, dalla progettazione di siti ai Social Network. Ne I Cinenauti ho voluto fondere il mio lavoro, che amo, con la mia più grande passione, il cinema. Prediligo gli horror, meglio se estremi e disturbanti, i thriller, i fantasy e i film d'azione. Insomma divoro qualsiasi cosa cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi.