Big Tits Zombie

GENERE: Horror estremo, vm 18, pinku eiga
ANNO: 2010
PAESE: Giappone
DURATA: 73 min
REGIA: Takao Nakano
CAST: Sora Aoi, Risa Kasumi, Mari Sakurai, Tamayo, Io Aikawa, Kazuki Tsujimoto
Big Tits Zombie trasforma l'exploitation horror in satira dissacrante con spogliarelliste che combattono zombie. Un film volutamente trash che celebra il cinema di serie Z giapponese con gore, nudità e humor demenziale.
Nel panorama del cinema horror giapponese, dove capolavori come “Ringu” convivono con esperimenti estremi come “Tokyo Gore Police”, “Big Tits Zombie” (2010) si colloca fieramente nell’ultima categoria, abbracciando con orgoglio la sua natura di prodotto exploitation. Il regista Takao Nakano, noto per il suo approccio satirico alla cultura pop nipponica, ci regala un’opera che è contemporaneamente un omaggio e una parodia del cinema di serie Z.
Già dal titolo originale – “Kyonyū doragon: Onsen zonbi vs sutorippā 5” (letteralmente “Big Tits Dragon: Hot Spring Zombie Vs. Stripper 5”) – è chiaro che non siamo di fronte a un tentativo di cinema d’autore. Basato sul manga “Kyonyū Dragon” di Rei Mikamoto, il film non cerca di nobilitare il materiale di partenza, anzi ne amplifica gli aspetti più trash in un crescendo di assurdità programmatica. La storia, nella sua essenzialità, segue Lena Jodo (interpretata dalla star del cinema per adulti Sola Aoi), una spogliarellista reduce dal Messico che si ritrova a lavorare nel decadente Paradise Ikagawa Theatre. Insieme alle colleghe – tra cui la goth Maria ossessionata dall’occulto, l’ex detenuta Ginko e la veterana Nene – scopre una porta segreta che conduce a un seminterrato contenente il famigerato Libro dei Morti. Prevedibilmente, Maria legge ad alta voce dal tomo maledetto, scatenando un’apocalisse zombie che si propaga con velocità inverosimile in tutto il Giappone. Da qui in poi, il film abbandona ogni pretesa di coerenza narrativa per immergersi in un delirio di sangue, nudità e situazioni grottesche che sfidano qualsiasi logica cinematografica.
La scelta di utilizzare attrici provenienti dall’industria pornografica giapponese non è casuale ma funzionale al progetto. Sola Aoi e le sue colleghe non sono chiamate a recitare nel senso tradizionale del termine, ma a incarnare archetipi esagerati che si muovono in un universo dove la verosimiglianza è bandita. La loro performance, volutamente sopra le righe, contribuisce all’atmosfera di parodia totale che pervade l’opera.

Gli effetti speciali meritano un capitolo a parte. Con un budget evidentemente risicato, Nakano trasforma la necessità in virtù, creando sequenze talmente inverosimili da diventare involontariamente (o volontariamente?) comiche. Il trucco zombie oscilla tra il dilettantesco e il grottesco, mentre il sangue finto scorre a fiumi in quantità industriali. Scene come il “nyotaimori zombie” (sushi servito su corpi di non-morti) o lo zombie lanciafiamme che spara fuoco da orifizi femminili improbabili rimangono impresse nella memoria per la loro assoluta demenzialità.
Come ciliegina sulla torta, alcune sequenze sono girate in 3D old-school, con i classici occhialini rosso-blu. Una scelta che oggi appare nostalgica ma che nel 2010 era già anacronistica, perfettamente in linea con l’estetica retrò-trash del film.
Dove “Big Tits Zombie” sorprende è nella sua consapevolezza. Il film sa di essere spazzatura e lo celebra, inserendo elementi meta-cinematografici come urla fuori campo del regista che segnala errori di continuità o le attrici che si lamentano dei loro contratti. Questa auto-ironia trasforma quello che potrebbe essere un semplice film di exploitation in qualcosa di più complesso: una satira del cinema stesso.
È evidente che “Big Tits Zombie” non è per tutti. Il suo pubblico ideale è composto da cultori del cinema estremo giapponese, appassionati di film di serie Z e amanti del trash consapevole. Chi cerca trama, personaggi credibili o messaggi profondi dovrebbe guardare altrove. Ma per chi apprezza l’eccesso portato all’ennesima potenza, il film offre 73 minuti di puro intrattenimento demenziale.
In un’epoca in cui il cinema horror tende sempre più verso la rispettabilità e la ricerca di significati nascosti, “Big Tits Zombie” ci ricorda che esiste ancora spazio per il puro nonsense cinematografico. Non è un capolavoro, non pretende di esserlo, ma nella sua sfacciata volgarità e nel suo rifiuto di ogni convenzione risiede un fascino perverso che lo rende, paradossalmente, quasi necessario nel panorama del cinema di genere.
Takano ha creato un’opera che è simultaneamente terribile e affascinante, stupida e arguta, volgare e innocente. Un film che, come dichiarato dal regista stesso, è un “cocktail di generi” servito con abbondante ironia e zero pretese. E forse, in fondo, è proprio questo che lo rende memorabile: la sua totale, liberatoria, mancanza di ambizioni.



