Dopo “Phallacies”, arriva “Analogies”: il cinema radicale abbatte un nuovo tabù

Dopo aver infranto uno degli ultimi tabù del cinema con Phallacies — un'opera che ha osato mostrare il corpo maschile in tutta la sua nudità e vulnerabilità — il Cinema Analogico rilancia con un nuovo, provocatorio manifesto: ANALOGIES.

Non un semplice seguito, ma un sequel spirituale che espande i confini del movimento e spinge lo sguardo verso il territorio più demonizzato, feticizzato e rimosso della rappresentazione corporea: l’ano. Un organo che il cinema ha sempre relegato nell’ombra, tra censura morale ed ipocrisia, e che qui diventa invece centro nevralgico di un discorso radicale su corpo, politica ed estetica.

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Un collettivo di visionari al servizio dell’osceno

A guidare questo audace progetto corale è un collettivo di sette autori indipendenti, alcuni già protagonisti della prima operazione, altri volti nuovi pronti a lasciare il segno:

Jake Valentine (Phallacies), ideatore e anima del movimento del Cinema Analogico, continua il suo lavoro di decostruzione sistematica delle convenzioni morali che blindano il cinema. Con ANALOGIES spoglia ulteriormente la settima arte delle sue armature ipocrite, costringendo lo spettatore a un confronto diretto con l’osceno come atto politico ed estetico.

Domiziano Cristopharo (Red Krokodil, Museum of Wonders), regista già noto per le sue incursioni nel cinema estremo e visionario, porta in scena un racconto allucinato di ipocondria, dove l’ossessione per il proprio posteriore si trasforma in paranoia ma anche, paradossalmente, in liberazione.

Adam Ford (Torment) costruisce un’allegoria dell’era digitale: un influencer curioso che perde letteralmente la bocca, metafora potente di desideri silenziati e identità performative nell’epoca dei social media e della comunicazione compulsiva.

Emanuele Marchetto (XXX Dark Web) ci conduce in un viaggio psicologico e intimo, sospeso tra dimensione onirica ed esibizionismo, dove l’inconscio stesso si fa palcoscenico e la psiche diventa spettacolo.

Tibor Astor (XXX Darknet: Red Lips), Jon Devlin (Erecting a Monster) e Pete Lankston (6 Songs) completano il mosaico con visioni che intrecciano elementi grotteschi, musicali ed estremi, componendo un affresco corale dove ogni voce mantiene la propria identità pur dialogando con le altre.

Se vuoi vedere il trailer, quello serio, senza censura… clicca qui.

Non pornografia, ma dissezione politica dell’osceno

ANALOGIES rifiuta con forza l’etichetta riduttiva di pornografia o provocazione gratuita. L’operazione che Valentine e il suo collettivo mettono in campo è qualcosa di più profondo e articolato: una vera e propria dissezione dell’osceno.

Il corpo — nelle sue parti più nascoste, negate, rimosse — viene smontato, ricomposto e politicizzato. Diventa strumento di un discorso che attraversa estetica, identità, desiderio e potere. Un grido collettivo volutamente sporco, sfacciatamente desiderante, totalmente esposto, che non cerca lo scandalo fine a se stesso ma persegue un obiettivo più ambizioso: la liberazione.

Liberazione dello sguardo, del corpo, del desiderio. Liberazione dalle ipocrisie morali che continuano a dettare cosa si può e non si può mostrare, cosa è arte e cosa è oscenità, dove finisce l’estetica e inizia il pornografico.

Le prime immagini: frammenti di un cinema senza compromessi

Oggi vengono svelate per la prima volta le prime immagini esclusive di ANALOGIES: frammenti visivi che anticipano un cinema grezzo, radicale e senza compromessi. Fotogrammi che non nascondono, non edulcorano, non cercano il compromesso con il buon gusto borghese, ma affermano con forza una poetica della trasgressione necessaria.

Immagini che preparano lo spettatore a un’esperienza cinematografica estrema, dove ogni singolo autore contribuisce con la propria voce a costruire un discorso collettivo sulla rappresentazione del corpo e sui confini — sempre mobili, sempre discutibili — tra arte ed eccesso.

Benvenuti in ANALOGIES — dove la bellezza non può esistere senza liberazione, e dove il cinema rivendica il diritto di guardare ciò che la società preferisce tenere nell’ombra.

 

Se non conosci PHALLACIES puoi rimediare cliccando qui.

In esclusiva le prime immagini del manifesto cinematografico più estremo dell’anno

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John il boia Ruth

Sono Gilberto, alias John il boia Ruth, la mente che ha dato forma a questo progetto. Nella vita mi occupo di web: dal marketing alla grafica, dalla progettazione di siti ai Social Network. Ne I Cinenauti ho voluto fondere il mio lavoro, che amo, con la mia più grande passione, il cinema. Prediligo gli horror, meglio se estremi e disturbanti, i thriller, i fantasy e i film d'azione. Insomma divoro qualsiasi cosa cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi.