cose nere

GENERE: horror, thriller
ANNO: 2024
PAESE: Italia
DURATA: 87 minuti
REGIA: Francesco Tassara
CAST: Simona Vannelli, Ilaria Monfardini, Gabriel Dorigo Badea, Silvia Collatina, Erika Blanc, Fulvio Wetzl, Antonio Tentori
Natura misteriosa, presenze aliene, segreti indicibili: tra echi di sci-fi e pennellate di “giallo”, Francesco Tassara omaggia la sua terra bellissima e vilipesa in Cose Nere, opera prima che merita elogi e supporto.
Pochi lo sanno ma le alture circostanti il golfo della Spezia (altrimenti detto Golfo dei Poeti) rappresentano forse il territorio più importante del nostro paese riguardo all’osservazione dei fantomatici “oggetti volanti non identificati”, con svariati “avvistamenti” concentrati in particolar modo lungo gli anni settanta (al punto che all’epoca alcuni studiosi della zona fondarono un’associazione chiamata G.O.R.U. – Gruppo Osservazione Ricerche Ufologiche -).
Muove da questa suggestione, corroborata attraverso un interesse coltivato nel tempo, Cose Nere, esordio nel lungometraggio del regista spezzino Francesco Tassara: c’è dunque una ricercatrice universitaria torinese, Francesca (la brava Simona Vannelli, moglie e musa del regista Lorenzo Lepori, qui una sorta di alter-ego dello stesso Tassara), la quale, in vista della sua seconda laurea, si reca nel capoluogo dell’estremo levante ligure al fine di raccogliere documentazione per la tesi che sta preparando, incentrata sulle fortificazioni militari e su episodi inspiegabili risalenti ad una ventina di anni prima (in particolare la scomparsa di quattro ragazzi mai più ritrovati, avvenuta su un monte prospicente la città); la vicenda è ambientata negli anni novanta (la protagonista possiede uno dei primi modelli di cellulare, mentre gli altri telefonano dalle cabine…), aspetto che contribuisce ad introdurci in una sorta di bolla spazio-temporale all’interno della quale un senso di straniamento costante permea anche luoghi dove il pericolo apparentemente non dovrebbe dimorare, poiché tutti – da un’ambigua bibliotecaria (la “fulciana” Silvia Collatina) ad un enigmatico personaggio incontrato in uno squallido locale (qui riconosciamo il regista Fulvio Wetzl, il quale distribuisce la pellicola, nei panni del barista Catarro) – sembrano voler rifuggire da certi argomenti lanciando messaggi criptici e sottilmente omertosi.
Qualcosa di sinistro e insieme di magico “fluttua” insomma nell’aria, fattore che Tassara ci restituisce attraverso le immagini potenti di una natura selvaggia e ammonitrice (particolarmente suggestive sono quelle notturne e quelle catturate con l’ausilio del drone), focalizzandosi in particolare su un rilievo chiamato Vello (nome fittizio, attribuito con l’intento di preservare un angolo incontaminato dall’assalto del turismo di massa) che, così attraente e repulsivo allo stesso tempo, sembra incombere sui destini collettivi.

Quando “accompagna” Francesca e i due amici che l’hanno nel frattempo raggiunta (i quali hanno corpo e voce di Ilaria Monfardini e Gabriel Dorigo Badea) nell’esplorazione di tale sito, con tutto un corollario di sorprese che è bene non svelare, il regista immette nella narrazione, come abbiamo già sottolineato, un dato fortemente autobiografico (è noto che da anni perlustra la zona insieme ad alcuni sodali traendone importanti reportages fotografici) ma allo stesso tempo comincia a squadernare un’anima cinefila di tutto rispetto: le cave, gli strapiombi, i menhir, gli anditi rocciosi che si spalancano sull’ignoto, associati al mesmerico ed ossessivo commento sonoro di Riccardo D’Ambra che sembra caricare il contesto di una strana “elettricità”, rimandano alle atmosfere arcane del capolavoro di Peter Weir Picnic Ad Hanging Rock, mentre il forte abbandonato che pare l’epicentro del mistero, oltre a richiamare scenari riferibili ad una certa sci-fi risalente alla Guerra Fredda, sembra ammiccare a quella Carcosa del Re in Giallo che dalle pagine di Robert Chambers è finita dritta in una serie cult come la prima stagione di True Detective.
Ritroviamo poi anche tutto l’amore che Tassara nutre riguardo al thriller-horror, genere per eccellenza del cinema italiano: è la “regina” Erika Blanc – in una caratterizzazione che potrebbe provenire dall’Avati più “gotico” -, palesandosi di fronte a lei lungo un sentiero e pronunciando parole sibilline ed esoteriche, ad introdurre un’attonita Francesca nella “selva oscura”, mentre nel segmento finale, dove si tirano le fila in un modo per nulla accomodante (anche grazie ad un flashback rivelatore) e persino politico (come ha dichiarato lo stesso regista presentandolo alla Mediateca Fregoso, il film vuole omaggiare un territorio splendido “violato” da ingerenze “oscure” di vario tipo – le Cose Nere alle quali allude il bel titolo, evocate in un dialogo messo in bocca al regista e sceneggiatore Antonio Tentori, prestatosi ad una partecipazione amichevole -), irrompono due o tre “schegge” argentiane gestite con classe.
Aggirando con la forza delle idee e del suo indubbio talento i limiti imposti dal budget (ricordiamo che oltre ad averla scritta e diretta, si è occupato anche della fotografia e del montaggio), Tassara ci consegna in definitiva un’opera molto interessante sia per l’argomento trattato che per l’idea di cinema con la quale ha scelto di svilupparlo, ovvero senza cercare la facile scorciatoia dell’effettaccio o del jumpscare fine a sé stesso ma puntando su una progressione lenta ed avvolgente e sulla creazione di un’atmosfera cupa ed inquietante grazie alla combinazione tra inquadrature di grande impatto ed un uso creativo del sonoro, sfruttando al meglio gli affascinanti elementi paesaggistici (aiutato in questo dal fatto di giocare in casa); attendiamo dunque con fiducia e curiosità la sua seconda prova, un film ad episodi incentrato sul medesimo argomento – e difatti significativamente intitolato 0187 UFO – ma trattato, a suo dire, con prospettive differenti, del quale nella stessa serata ha fornito una gustosa anteprima.



