WICKED CITY (OVA)

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Wicked City

Youjuu Toshi

妖獣都市

GENERE:                          horror, erotico, azione

ANNO:                              1987

DISTRIBUITO DA:         Madhouse

REGIA:                              Yoshiaki Kawajiri

Un incubo erotico dai confini della realtà: viaggio nell'oscuro capolavoro di KawajiriWicked City rappresenta uno spartiacque nell'animazione giapponese degli anni '80, un'opera che ancora oggi divide critica e pubblico per la sua natura estrema e provocatoria. Diretto da Yoshiaki Kawajiri nel 1987, questo OAV di 80 minuti spinge i confini del medium anime verso territori raramente esplorati con tale audacia visiva.

Siamo nel tardo XX secolo. La storia esplora l’idea che il mondo umano coesiste segretamente con il mondo demoniaco – il Lato Oscuro – con una forza di polizia segreta conosciuta come Black Guard che protegge il confine. Un fragile trattato di pace centenario sta per scadere e tutto dipende dalla firma di Giuseppe Maiato, un eccentrico quanto potente mistico di 200 anni. A proteggerlo vengono assegnati due agenti speciali: Renzaburo Taki, apparentemente un normale venditore di elettronica, e la glaciale Makie, una demone dal Lato Oscuro che nasconde la sua vera natura dietro l’apparenza di una splendida e glaciale modella.

Basato su Black Guard, il primo romanzo della serie Wicked City di Hideyuki Kikuchi, il film è il debutto da solista alla regia di Yoshiaki Kawajiri, che ha anche servito come character designer, storyboard artist, direttore dell’animazione, e key animator. Questa molteplicità di ruoli conferisce all’opera una coerenza visiva straordinaria, dove ogni frame trasuda l’estetica personale del regista.

La produzione stessa ha una storia interessante: dopo che Japan Home Video vide i primi 15 minuti di animazione completata, furono così impressionati dal lavoro di Kawajiri che il runtime fu esteso a 80 minuti. Kawajiri vide questo come un’opportunità per esplorare maggiore caratterizzazione e creò più animazione per l’inizio, il centro e la fine. Il progetto fu completato in meno di un anno.

Visualmente, Wicked City è un trionfo dell’animazione tradizionale. L’animazione di è onestamente incredibile per il 1987 con design dei personaggi creativi, paesaggi urbani mozzafiato, e azione violenta brutale. La Tokyo notturna diventa un personaggio a sé stante, dipinta con una palette neo-noir di rossi e blu brillanti che squarciano l’oscurità, creando un’atmosfera di costante minaccia. Hayao Miyazaki fu apparentemente così impressionato dalla direzione artistica di Kazuo Oga che lo assunse per Il mio vicino Totoro (1988).

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Le radici profonde nel body horror giapponese

Ma è nella rappresentazione del body horror e della violenza sessuale che Wicked City diventa davvero controverso. Le trasformazioni grottesche dei demoni – dalla donna-ragno che tesse ragnatele dalla sua vagina dentata alla prostituta che assorbe le sue vittime in un ammasso di carne e pelle – sono immagini che rimangono impresse nella memoria, nel bene e nel male. Con la sua confluenza di temi gotici e violenza grafica ed erotica, Wicked City è oggi considerato un esempio principale di anime di fantascienza dal periodo della bolla economica del Giappone.

Per comprendere appieno l’impatto dell’opera, è essenziale contestualizzarlo all’interno della tradizione del body horror giapponese, che ha radici profonde e uniche rispetto alla sua controparte occidentale. Mentre il cinema occidentale esplorava le trasformazioni biologiche attraverso maestri come David Cronenberg, il body horror giapponese prese una strada molto diversa per esprimere paura e ansia, dove la combinazione di carne e metallo con il rapido sviluppo tecnologico divenne un tema ricorrente all’interno di questo sottogenere.

Kawajiri si inserisce in questa tradizione ma la reinterpreta attraverso il filtro dell’animazione e dell’immaginario demoniaco. Due anni dopo Wicked City, Shinya Tsukamoto avrebbe scosso il mondo del cinema con Tetsuo: The Iron Man (1989), un’opera che i critici paragonarono al lavoro di Sam Raimi, David Cronenberg e David Lynch, pur trovando il film originale e difficile da interpretare. Come Wicked City, Tetsuo venne considerato “una delle pellicole horror giapponesi più influenti mai prodotte”, dimostrando come il body horror nipponico stesse evolvendo in direzioni radicalmente diverse da quelle occidentali.

L’eredità dell’ero guro nansensu

Ma le radici di Wicked City affondano ancora più in profondità, nell’oscura tradizione dell’ero guro nansensu. Ero guro è un genere artistico che pone il suo focus sull’erotismo, la corruzione sessuale e la decadenza. Come termine, è usato per denotare qualcosa che è sia erotico che grottesco. Il termine stesso è un esempio di wasei-eigo, una combinazione giapponese di parole inglesi: ero da erotic e guro da grotesque (qui puoi leggere l’approfondimento sull’ero guro).

Questa forma d’arte conobbe un boom quando l’ero guro nansensu, una sottocultura caratterizzata come “un fenomeno culturale borghese prebellico che si dedicava all’esplorazione del deviante, del bizzarro e del ridicolo”, si manifestò nella cultura popolare della Tokyo del periodo Taishō durante gli anni ’20. Questo movimento artistico e culturale avrebbe profondamente influenzato l’estetica di opere come Wicked City.

L’ero guro nansensu non era solo un movimento letterario e artistico, ma un’attitudine e una filosofia. Era il poltergeist dell’edonismo ringhiante e inquieto del Giappone degli anni ’20 e ’30, una manifestazione della sua fascinazione per l’erotico, il perverso, il corrotto e il bizzarro. Le trasformazioni mostruose e le scene di violenza sessuale in Wicked City richiamano direttamente questa tradizione, dove i refrains comuni sono bondage, mutilazione e mostruosità – spesso simultaneamente.

L’influenza dell’ero guro sul cinema d’animazione giapponese è innegabile. È anche un elemento di molti film horror e pink film giapponesi, particolarmente degli anni ’60 e ’70. Esempi includono Shogun’s Joy of Torture (1968) e Horrors of Malformed Men (1969) di Teruo Ishii e Blind Beast (1969) di Yasuzo Masumura. Kawajiri, consapevolmente o meno, attinge a questa tradizione visiva e tematica, trasponendola nel medium animato con una libertà espressiva che solo il disegno poteva permettere.

Il dialogo con il pinku eiga

Un’altra influenza fondamentale viene dal mondo del pinku eiga (pink film), il cinema erotico giapponese che emerse negli anni ’60. Pink film si riferisce in Giappone a film prodotti da studi indipendenti che includono nudità o trattano contenuti sessuali. Questo comprende tutto, dai drammi ai thriller d’azione e ai film exploitation. Qui puoi leggere l’approfondimento al Pinku Eiga.

I pink film non sono limitati a generi specifici; azione, commedia, dramma e horror sono tutti rappresentati nel campo. I pink film sono solitamente girati su pellicola 35mm e costano circa 3,5 milioni di yen (circa 30.000 dollari USA). I film generalmente non durano più di un’ora e devono presentare una quota specifica di scene di sesso.

L’estetica di Wicked City deve molto a questa tradizione cinematografica. Una volta soddisfatti questi requisiti di base, i filmmaker sono sostanzialmente lasciati liberi riguardo al contenuto. Di conseguenza, i Pinku Eiga sono spesso, ma non sempre, carichi di idee sovversive, temi oltraggiosi e aspetti surreali che sfuggono ai filmmaker mainstream. Questa libertà creativa all’interno di vincoli specifici è esattamente ciò che Kawajiri sembra aver abbracciato.

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La colonna sonora di Osamu Shoji merita una menzione speciale, con i suoi passaggi jazz malinconici e la musica sinfonica che si alterna a pulsanti synth pop anni ’80, creando un soundscape che amplifica perfettamente l’atmosfera di decadenza urbana del film.

Dal punto di vista narrativo, la trama segue schemi consolidati del genere noir con i due detective che devono proteggere un testimone importante, ma Kawajiri infonde nella storia un senso di fatalismo e corruzione che va oltre i cliché. Il personaggio di Makie, in particolare, rappresenta una figura tragica – costantemente vittimizzata eppure resiliente, fredda per necessità in un mondo che la vede come preda. La sua evoluzione nel corso del film, seppur problematica nella rappresentazione, tenta almeno di conferirle agency e dignità.

L’influenza di di questo OVA sull’animazione successiva è innegabile. Il film ha stabilito molti dei tropi che sarebbero diventati sinonimi dell’anime per adulti degli anni ’90, influenzando opere come Ninja Scroll (dello stesso Kawajiri) e aprendo la strada a una generazione di anime che non temevano di esplorare temi maturi e controversi.

La critica occidentale ha avuto reazioni contrastanti. Charles Solomon del Los Angeles Times scrisse che il film epitomizza l'”erotica sadica e misogina” popolare in Giappone. D’altra parte, molti riconoscono il valore artistico dell’opera nonostante i suoi elementi problematici.

Tuttavia, devo sottolineare che questa è la mia opinione personale e non un giudizio assoluto: Wicked City rimane un’opera profondamente divisiva. Per alcuni (tra cui il sottoscritto) è un capolavoro di animazione dark fantasy che ha spinto i confini del medium; per altri, un esercizio di stile che indulge eccessivamente in violenza sessuale grafica e misoginia. La verità probabilmente sta nel mezzo.

Non posso raccomandare Wicked City a tutti. Un anime neo-noir adulto grintoso solo per pubblici maturi che possono gestire materiale oscuro. È un’opera che richiede stomaco forte e la capacità di contestualizzare i suoi elementi più estremi nel periodo storico e culturale in cui è stata prodotta. Per gli appassionati di animazione e per chi vuole comprendere l’evoluzione dell’anime adulto, resta però una visione essenziale – un documento di un’epoca in cui i confini creativi venivano costantemente sfidati, nel bene e nel male.

In definitiva, l’opera di Kawajiri rappresenta sia il meglio che il peggio dell’anime degli anni ’80: tecnicamente impressionante, narrativamente audace, ma anche profondamente problematico nei suoi eccessi. È un’opera che continua a suscitare dibattiti più di trent’anni dopo la sua uscita, e forse proprio questa capacità di provocare e disturbare è la sua eredità più duratura. Un incubo animato che, come i migliori horror, non si dimentica facilmente – che lo si ami o lo si detesti.

John il boia Ruth

Sono Gilberto, alias John il boia Ruth, la mente che ha dato forma a questo progetto. Nella vita mi occupo di web: dal marketing alla grafica, dalla progettazione di siti ai Social Network. Ne I Cinenauti ho voluto fondere il mio lavoro, che amo, con la mia più grande passione, il cinema. Prediligo gli horror, meglio se estremi e disturbanti, i thriller, i fantasy e i film d'azione. Insomma divoro qualsiasi cosa cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi.