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Concepito nell’ambito di Hirpinia Film Lab – laboratorio gratuito di formazione e produzione cinematografica che ha dato l’opportunità a più di cento ragazzi del territorio irpino di misurarsi col mondo dell’audiovisivo – e girato in vari comuni della provincia di Avellino, Ci Avete Abbandonati è un mediometraggio che merita attenzione ed elogi.
Seguiamo dunque Federico (interpretato da Federico Pullo, fratello del regista), teenager che si barcamena tra un impiego come cameriere umiliante e sottopagato, una compagnia di amici nella quale non si sente del tutto a proprio agio, una ragazza e in special modo una famiglia che non comprendono le sue reali ambizioni etichettandolo come un fannullone con la testa tra le nuvole; l’incipit, ambientato nel ristorante dove lavora, restituisce perfettamente – grazie al montaggio “ansiogeno” – questo straniamento, questa “distonia” rispetto al mondo che lo circonda, e al contempo mette subito in evidenza la padronanza del mezzo filmico da parte di un comparto tecnico che, oltre appunto ad un editing dinamico ad opera di Martin Di Lucia, può contare sulla regia di Giuseppe Pullo e dello stesso Di Lucia – che si caratterizza per i movimenti di macchina fluidi e la
composizione delle inquadrature di sicuro impatto visivo -, sull’ottima fotografia di Luca Antonio Castelluccio (che è anche il produttore dell’opera) e Gerardo Frino, capace di valorizzare in special modo le numerose e suggestive sequenze notturne, e su un sound design accattivante di Alessia Rese con musiche e canzoni originali ad opera di Soccorso Emmanuel Valente e Nicola Mautone.
Ci Avete Abbandonati ci e si interroga sulla vera natura dei desideri di adolescenti che attendono di sbocciare alla vita, soprattutto all’interno di un contesto complesso come quello del Sud Italia, ma proponendosi di allargare il discorso ad un ambito più generale: bisogna dunque improntare il proprio percorso su un “pragmatismo” che assomiglia tanto ad una gabbia costruita introiettando aspirazioni altrui o seguire invece la luce delle “lanterne” interiori? Bisogna rischiare di entrare nel tunnel della disillusione e del nichilismo, anticamera della ricerca di scorciatoie facili, come alcuni Lucignoli subdolamente suggeriscono, oppure continuare a pensare che un’esistenza senza stupore e senza più la capacità di vedere la magia davanti agli occhi non
valga poi molto?

Attenzione però: anche i sogni, per assumere una dimensione concreta e non rimanere mere illusioni buone per slogan altrettanto ingannevoli, devono essere coltivati con abnegazione e trovare sponda adeguata nel tessuto socio-economico; perciò Federico – e con lui, per estensione, tutti i ragazzi che invece di essere abbandonati hanno avuto la possibilità di partecipare a questo bel progetto -, capirà strada facendo che l’arte non è un capriccio o un gioco ma un mestiere che necessita di studio e di disciplina, tramutando così, in un finale quantomai azzeccato e significativo che sfocia nel meta-cinema, quel grido di dolore e di accusa che dà il titolo all’opera – contenuto in un bel monologo scritto da lui stesso – nel sorriso di rivincita e di orgoglio di chi è riuscito a sfatare anche il trito luogo comune che designa gli abitanti (soprattutto i più giovani) del nostro splendido Meridione come atavicamente incapaci di qualsivoglia iniziativa autonoma.
Ci Avete Abbandonati è in definitiva un lavoro davvero apprezzabile che, oltre a testimoniare il talento dei suoi realizzatori, rappresenta la plastica dimostrazione di come certi steccati possano essere abbattuti con la volontà di fare e le giuste sinergie tra istituzioni e territorio.