
Home » Docufilm & Documentari » E SE ORA, LONTANO – UN’ALTRA VOCE ESISTE

Arroganti, superficiali, ignoranti, immaturi, violenti, e chi più ne ha più ne metta: quante ne sentiamo ogni giorno sugli appartenenti alla cosiddetta Generazione Z!
Forse molti sono davvero così, ma “un’altra voce esiste” e gli autori Massimo Selis e Belinda Bruni ne offrono viva testimonianza in quest’opera prodotta da Phausania Film la quale, nel situarsi al
limitare tra il film vero e proprio ed il documentario, riesce ad essere molto contemporanea ma allo stesso tempo legata ad un tempo sospeso.
L’idea vincente di partenza è quella di ricreare una sorta di Decamerone in chiave attuale,
collegandosi tra l’altro alle ferite che il periodo pandemico ha inferto soprattutto alla psiche dei più
giovani: ecco allora undici ragazzi provenienti da ogni angolo dello stivale riuniti per dieci giorni e
dieci notti a Pian di Marte, pieve sconsacrata nei pressi del lago Trasimeno ed oggi residenza
privata, con il compito di sviscerare la propria visione delle cose in una specie di esercizio di
maieutica socratica nel quale ognuno possa diventare allo stesso tempo allievo e maestro dei
compagni.
Evocata attraverso la lettura di un manoscritto nel quale viene ripercorsa la sua storia millenaria e
catturata dalla macchina da presa con inquadrature fisse di grande gusto ed impatto emotivo (grazie
anche al commento musicale di Fabio Di Viesto), montate in alternanza rispetto ai dialoghi dei
protagonisti ripresi in maniera più dinamica con l’iphone, la magia del luogo apre i cuori e le menti
ad un ritiro dal mondo anche solo momentaneo (della cui necessità, come impariamo, argomentava
il grande Nikola Tesla), ma nell’ottica poi di crearsi dentro di esso un proprio spazio autonomo, in
particolare rispetto al grande tema dell’oggi e del domani rappresentato dal rapporto con la
tecnologia (già il passo di rinunciare allo smartphone costituisce, per chi riesce ad attuarlo, un atto
dirompente di recupero della salute fisica e mentale).

“Disconnettersi” momentaneamente, dunque, per connettersi con le grandi domande dell’esistenza:
qui registriamo un salutare afflato verso la spiritualità che va a puntellare alcune considerazioni
profonde – le quali spaziano da quei due grandi misteri che sono l’improvviso trasporto passionale
verso l’altro e la morte, transitando per le dinamiche di coppia e la responsabilità genitoriale -,
anche antitetiche ad un certo pensiero dominante (ad esempio, in tempi nei quali si blatera di
patriarcato in ogni salsa, risulta quasi straniante sentire affermare che uno dei problemi risiede
invece proprio nell’eclissi della figura del padre come modello di riferimento…); ne consegue che la
scelta di procreare, gravata di così tanti legittimi dubbi, può assumere allo stato attuale non solo una
valenza come gesto di amore supremo ma anche in un certo senso come atto politico, nel ribellarsi
ad una narrazione che mira a incentivare un generico individualismo “fluido” spacciandolo come
condizione ideale e salvifica per i nostri tempi.
Il senso ultimo sta forse allora, guardando a quel campanile che troneggia e tutti accoglie, nel
riappropriarsi di una prospettiva comunitaria, dove le piccole storie siano considerate ugualmente
importanti rispetto alle grandi epopee ed anche il governo della cosa pubblica venga ripreso in
mano dal “basso”, fondando un nuovo rapporto tra cittadini ed istituzioni non più basato su una
sostanziale sudditanza indotta spesso dalla paura (interessante, in questo senso, l’autocritica di
alcuni ragazzi rispetto alla loro esperienza nel movimento degli “studenti contro il Green Pass”,
proprio per non essere riusciti a far sì che quella lotta non si esaurisse con il ripristino dei diritti
fondamentali sospesi ma divenisse uno strumento strutturato e duraturo di critica e di contrasto nei
confronti del sistema); il concetto di “conservazione”, lungi dal denotare tratti retrivi, assume
pertanto in questo contesto un significato riferibile al Pier Paolo Pasolini di una poesia come Saluto
e Augurio o alla produzione audiovisiva di un maestro come Ermanno Olmi, improntata ad una
radicale lezione umanista.

La purificazione di un’intimità appesantita dalle scorie di un presente tossico, facendo in modo,
secondo una concezione, se vogliamo, epicurea, che la legittima preoccupazione per il futuro non
inibisca il pieno godimento del presente – ed evitando, al contempo, la trappola di una sorta di
“vittimismo ideologico” -, passa sì attraverso il confronto delle idee abbinato ad un silenzio che
favorisca il dialogo interiore, ma anche da un’arte come la musica, capace di far uscire fuori la
propria espressività in un flusso catartico (i ragazzi compongono un brano che poi interpretano tutti
insieme nel finale), e non ultimo dal recupero del piano uditivo in antitesi con quello totalizzante (e
totalitario) dell’immagine: da qui il progetto di fondare una radio per dare corpo a quei pensieri in e
di libertà che altrove è impossibile esprimere.
E Se Ora, Lontano è in definitiva un esperimento innovativo e controcorrente che rappresenta una
boccata di aria fresca in un panorama spesso saturo di vuota pretenziosità ed al quale auguriamo con
convinzione un lungo e fortunato cammino.