"Kill la Kill" è un anime che segue le vicende di Ryuuko Matoi, una studentessa alla ricerca dell'assassino di suo padre. Giunta alla Honnouji Academy, Ryuuko scopre le "Goku Uniform", divise che conferiscono poteri speciali a chi le indossa. Grazie a Senketsu, un'uniforme senziente, Ryuuko affronta gli studenti dell'accademia e si scontra con la presidentessa Satsuki Kiryuuin per scoprire la verità sulla morte del padre e svelare un complotto ben più vasto. L'anime si distingue per le scene d'azione frenetiche, gli intrighi politici e le rivelazioni sconvolgenti.
Diretto da Hiroyuki Imaishi e sceneggiato da Kazuki Nakashima, Kill la Kill (Kiru ra Kiru in giapponese) narra la storia di Ryūko Matoi, una diciassettenne determinata a trovare l’assassino di suo padre. L’unico indizio in suo possesso è la metà di una gigantesca forbice, rinvenuta sulla scena del crimine.
Le indagini conducono Ryūko all’istituto Honnōji, una scuola situata nella baia di Tokyo e governata con pugno di ferro dalla temibile Satsuki Kiryūin. L’accademia è organizzata secondo una rigida gerarchia basata sulla forza: gli studenti devono superare durissime prove fisiche per guadagnarsi il diritto di indossare le ultra uniformi, abiti intessuti di biofibre da guerra che conferiscono poteri straordinari in cambio del sangue di chi li indossa. Anche Ryūko possiede un’uniforme speciale, Senketsu, un abito alla marinara creato dal padre che le dona abilità eccezionali. A differenza delle altre, Senketsu è una veste divina, composta interamente da biofibre da guerra e quindi enormemente più potente di qualsiasi ultra uniforme.
Con il proseguire della storia, scopriamo che anche Satsuki dispone di una veste divina, Junketsu, con cui tenta ripetutamente di sconfiggere Ryūko. Quest’abito è stato creato da sua madre Ragyō, direttrice dell’istituto e amministratrice delegata della Revocs, un colosso dell’abbigliamento che domina il settore della moda in Giappone. Il piano di Ragyō è sfruttare le biofibre da guerra per controllare chiunque indossi i suoi capi come fossero marionette. Sebbene inizialmente Satsuki si opponga ai progetti della madre, ben presto si lascia sedurre dall’immenso potere offerto dalla veste divina e ne abbraccia le ambizioni.
Spetterà a Ryūko salvare il mondo e rintracciare chi detiene l’altra metà della forbice, l’unica arma in grado di distruggere le biofibre da guerra, custodita proprio nel cuore dell’impero Revocs.
Le trasformazioni delle ultra uniformi e delle vesti divine richiamano l’intramontabile Sailor Moon, sebbene Kill la Kill non si proponga come una parodia. Il messaggio della serie, al di là delle numerose assurdità, ruota attorno al concetto di estetica legata all’abbigliamento, guidando lo spettatore verso una conclusione precisa: la bellezza puramente esteriore è effimera se paragonata al valore degli affetti familiari e delle amicizie.
Ryūko compie un’evoluzione significativa nel corso della serie. Inizialmente violenta e incontrollabile a causa della morte del padre, non è il ritrovamento dell’altra metà della forbice a farla maturare, bensì il profondo legame con l’allegra Mako Mankanshoku e la riscoperta della famiglia perduta. Particolarmente originale è la naturalezza con cui i personaggi indossano abiti succinti per ottenere potere, così come l’esistenza di un’organizzazione ribelle alla Revocs che rifiuta quel potere restando completamente nuda, non a caso chiamata Nudist Beach (se vuoi approfondire la psicologia ed il valore di Ryuko, leggi l’articolo dedicato).
Nonostante le mie aspettative fossero basse dopo aver letto la trama, ho apprezzato la serie sempre di più man mano che la guardavo, in parte trascinata dalla curiosità di scoprire l’identità dell’assassino, in parte divertita dalle scene esilaranti disseminate in ogni episodio. L’assurdità in stile JoJo è presente, ma il messaggio finale risulta molto più incisivo del lato rocambolesco, permettendo a Kill la Kill di distinguersi come un anime davvero apprezzabile. Ho adorato il personaggio di Mako e la sua famiglia, povera ma onesta: persino quando si ritrova improvvisamente ricca, conserva le abitudini di sempre e rinuncia al denaro pur di tornare a vivere come prima, unita e in armonia. La storia di ogni personaggio viene svelata attraverso flashback accurati, e risulta difficile stabilire chi sia il vero antagonista, poiché le motivazioni di ciascuno appaiono legittime dal proprio punto di vista.
In conclusione, consiglio Kill la Kill a chi cerca un anime divertente e surreale, ma al tempo stesso ricco di significato: un’unica stagione da divorare tutta d’un fiato, lasciandosi conquistare gradualmente dall’evoluzione della trama.



