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HIMENOSPIA

titolo originale

Himenospia

titolo giapponese

ヒメノスピア

titolo inglese

Princess' Spear

Storia

Shinya Murata

disegni

Nobuhiko Yanai

Nazionalità

Giappone

Categoria

seinen

genere

horror, ecchi, azione

casa editrice

Shogakukan

distributore italiano

Star Comics

Cosa accade quando una vittima di bullismo riceve il potere di trasformare i suoi aguzzini in schiavi senza volontà? Himenospia, il manga seinen scritto da Shinya Murata e disegnato da Soichi Iko, parte da questa premessa apparentemente da revenge story per scivolare in un territorio molto più inquietante. Pubblicato in Italia da Edizioni Star Comics, il fumetto utilizza la biologia delle vespe come lente d’ingrandimento sulle dinamiche di potere umane, costruendo una parabola dark che mescola body horror, dramma psicologico e satira sociale. Una delle letture più disturbanti degli ultimi anni.

Ci sono manga che ti accompagnano e altri che ti aggrediscono. Himenospia appartiene senza dubbio alla seconda categoria. La protagonista, Himeno Endou, è una ragazza apparentemente comune, vittima di bullismo sistematico e violento a scuola e picchiata ed umiliata da una madre psichiatrica a casa. Il classico canovaccio del coming of age giapponese, fin qui. Ma Murata e Iko hanno l’astuzia di rovesciare il tavolo nel giro di poche pagine: Himeno, dopo l’ennesima violenza subita, viene accidentalmente punta da una vespa di uno strano colore e da quel momento la sua vita cambia. Da quel momento si sviluppa al suo interno una ghiandola velenifera simile a quella delle vespe sociali, capace di trasformare chiunque venga punto in un suo “operaio”, devoto fino alla morte, privo di volontà propria.

Da qui in avanti, il manga non è più la storia che credevamo di leggere. È qualcosa di molto più scomodo.

Senza spoilerare troppo, la trama segue l’ascesa di Himeno da preda a Regina. Inizialmente la ragazza usa il proprio potere per liberarsi degli abusi e costruirsi una piccola “famiglia” di sudditi-operai. Ma l’espansione del suo dominio attira l’attenzione di forze più grandi: organizzazioni governative, scienziati, e soprattutto altre Regine come lei. Perché Himeno, naturalmente, non è sola al mondo. E in un ecosistema basato sull’alveare, più regine non possono coesistere.

A questo punto si potrebbe pensare a un battle manga travestito da seinen. E in parte lo è. Ma le scene d’azione, pur ben coreografate da Soichi Iko con un tratto pulito e quasi clinico, sono il guscio. La polpa è altrove.

 

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Il primo nucleo tematico forte di Himenospia è la decostruzione del concetto di società umana. Murata lavora di analogia: l’alveare delle vespe è un sistema perfetto, in cui ogni individuo ha una funzione precisa, nessuno si ribella, nessuno soffre di bullismo, nessuno viene escluso. Confrontato con il caos della scuola e della famiglia di Himeno, l’alveare appare quasi… desiderabile.

Ed è qui che il manga inizia a farsi davvero interessante. Gli “operai” di Himeno non la servono per scelta o per amore: obbediscono per un impulso biologico irrefrenabile. Eppure sembrano felici, realizzati, parte di qualcosa. Murata ci costringe a chiederci, con sottile crudeltà, se la libertà sia davvero un valore assoluto, o se l’ordine — anche quello imposto — non possa essere percepito come una forma di sollievo dall’angoscia esistenziale. È una domanda profondamente distopica, nella tradizione di Brave New World di Huxley più che in quella dei classici manga di vendetta.

A mio modesto parere, questa è la lettura più stratificata dell’opera, anche se non sono certo che fosse l’intento dichiarato dell’autore.

Il secondo grande tema è la corruzione. Ci aspetteremmo che Himeno, dopo aver subito ogni tipo di sopruso, usi il suo dono per costruire un mondo più giusto. Ed è proprio qui che Himenospia rifiuta la consolazione del lettore.

La protagonista scivola con sorprendente rapidità nel ruolo del tiranno. Murata non la giudica apertamente, ma mostra: ogni puntura è una scelta, ogni nuovo schiavo un atto di violenza mascherato da legittima difesa. Il passaggio da preda a predatore è uno dei motori narrativi più antichi della letteratura, ma raramente viene raccontato con questa lucidità entomologica.

La domanda implicita è quasi shakespeariana: la vendetta è mai catartica, o produce soltanto nuovi mostri? L’autore non fornisce risposte rassicuranti. Anzi, sembra suggerire che il confine tra la vittima e il carnefice sia molto più sottile di quanto la nostra cultura morale voglia ammettere.

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Uno degli aspetti più disturbanti è, secondo me, la perdita di identità dei personaggi punti da Himeno o da qualsiasi regina. Non si limitano a obbedirle: smettono di essere persone. Perdono i loro desideri, sogni, ego. Diventano funzioni. Il bullo violento e il compagno innamorato, dopo la puntura, sono indistinguibili: entrambi solo “operai”.

Murata gioca con una tesi inquietante: l’istinto animale è molto più vicino alla superficie della civiltà di quanto vogliamo ammettere. Le sue spiegazioni pseudo-scientifiche, che inframmezzano l’azione con dettagli sull’etologia delle vespe, hanno l’effetto di naturalizzare la brutalità. Se è biologia, sembra dirci, allora non è male: è semplicemente natura. Una giustificazione vertiginosa, che ricorda certe pagine di Kentaro Miura o le derive più cupe di Ito Junji.

Non sono certo che condivida pienamente questa visione, ma riconosco che il manga la articola con coerenza e coraggio.

L’ironia ultima di Himenospia è anche la sua tragedia. Più Himeno accumula sudditi, più diventa sola. Circondata da persone pronte a morire per lei, non può avere un solo rapporto paritario. Nessuno è suo pari: tutti sono strumenti, e lei lo sa.

Questo vuoto emotivo è forse la cosa più umana del manga. L’autore ci mostra una Regina che ha tutto e non ha nulla, che ha vinto su ogni fronte e ha perso la cosa più importante: la possibilità di essere amata per ciò che è, non per ciò che impone. Una metafora potente, che si presta a letture sul potere politico, sulle dinamiche dei social media, sulla solitudine dei vincenti.

Himenospia non è un manga perfetto. Il ritmo, in alcuni passaggi, accelera troppo, e alcune dinamiche relazionali avrebbero meritato più spazio. Ma è un’opera necessaria, un seinen che usa il proprio impianto horror per dire qualcosa di reale sulla società in cui viviamo. Il tratto di Soichi Iko, freddo e precisissimo, è il complemento ideale alla scrittura entomologica di Murata.

Se cercate una storia di vendetta consolatoria, lasciate perdere. Se invece volete un manga che vi metta a disagio (e non mostri solo tette) e vi costringa a riflettere su cosa significhi davvero il potere, Himenospia è una lettura che, per me, vale ogni singola puntura.

John il boia Ruth

Sono Gilberto, alias John il boia Ruth, la mente che ha dato forma a questo progetto. Nella vita mi occupo di web: dal marketing alla grafica, dalla progettazione di siti ai Social Network. Ne I Cinenauti ho voluto fondere il mio lavoro, che amo, con la mia più grande passione, il cinema. Prediligo gli horror, meglio se estremi e disturbanti, i thriller, i fantasy e i film d'azione. Insomma divoro qualsiasi cosa cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi.