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Maniac i cinenauti recensioni film serie tv cinema

MANIAC

REGIA

William Lustig

GENERE

horror

ANNO

1980

PAESE

USA

DURATA

87 minuti

CAST PRINCIPALE

Caroline Munro, Tom Savini, Joe Spinell

Maniac di William Lustig è uno dei film horror più crudi e influenti del cinema indipendente americano. Uscito nel 1980, scritto, prodotto e interpretato da Joe Spinell, racconta le notti di Frank Zito, serial killer che si aggira per una New York putrida scalpando le sue vittime. Girato quasi interamente senza permessi, con la camera a spalla e gli effetti artigianali di Tom Savini, Maniac è diventato un fenomeno di culto che resiste al tempo e alla censura. Un viaggio allucinante nella psiche di un omicida, più realistico di quanto vorreste.

Per parlare di Maniac bisogna essenzialmente parlare di Joe Spinell: è stato infatti questo corpulento caratterista di origini italiane, che si era fatto notare per ruoli secondari in film importanti degli anni settanta come i primi due episodi de Il Padrino, Taxi Driver e Rocky (grazie al suo aiuto Sylvester Stallone riuscì a mettere in cantiere l’opera che lo ha reso celebre) a scrivere soggetto e sceneggiatura (dopo essersi documentato sui profili clinici e le vicende dei più famosi serial killer), impegnandosi poi nella produzione e infine recitando la parte del protagonista; il suo Frank Zito, flaccido, sudaticcio, ansante, laido, perso in soliloqui edipici, che si muove di notte in una New York putrida (sì, la stessa di Joker…) alla ricerca di donne a cui levare lo scalpo è realmente memorabile; poche volte sullo schermo si è avuta una rappresentazione più realistica del marciume che alberga nella psiche di questi soggetti.

Ma raccontare la genesi di Maniac significa anche accendere un faro sul cinema underground dell’epoca e le sue dinamiche avventurose… Il film venne finanziato in gran parte da Judd Hamilton, cantante/attore che Spinell aveva conosciuto sul set di Starcrash, pellicola di fantascienza di Luigi Cozzi; Hamilton pose come unica condizione che il ruolo della protagonista femminile fosse assegnato alla consorte dell’epoca, Caroline Munro, nota per essere stata una Bond girl nel film La Spia Che Mi Amava; in precedenza Spinell aveva provato a coinvolgere nella produzione nientemeno che Dario Argento, sperando di poter avere Daria Nicolodi e i Goblin per la colonna sonora, ma il regista romano e la moglie dovettero declinare perchè erano impegnati nelle riprese di Inferno e così la collaborazione non si concretizzò; Argento però concesse di utilizzare alcune riprese aeree notturne di New York che non aveva montato nel suo film, mentre il commento musicale fu affidato a Jay Chattaway che tirò fuori uno score piuttosto sinistro sulla falsariga dello stile del gruppo di Claudio Simonetti.

A fronte di un budget comunque decisamente risicato il regista William Lustig, amico di Spinell e proveniente dall’ambiente del porno (dal quale recuperò alcune attrici per il cast, una tra tutte la famosa star Abigail Clayton), fu costretto a girare praticamente tutti gli esterni senza permessi e con la camera a spalla, dovendosi quindi accontentare di un costante “buona la prima”; la cosa non ha inficiato la riuscita della pellicola, che può anzi vantare più di una sequenza davvero notevole (su tutte quella piuttosto nota sotto il ponte di Verrazzano e quella di un omicidio nella metropolitana, senza dimenticare il delirante epilogo), finendo anzi per donarle un’ulteriore carica di autenticità; a completare il tutto gli effetti speciali artigianali ma molto efficaci del mago del settore Tom Savini, coinvolto nella combriccola al punto da recitare anche una piccola parte.

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Maniac si tirò dietro le solite polemiche e accuse riguardanti l’eccessiva violenza e la misoginia ma incontrò subito un certo favore presso il pubblico, mai venuto meno negli anni anche grazie ad una riscoperta critica di questo tipo di cinema slasher indipendente; nel 2012 ne è stato tratto un remake, prodotto da Alexandre Aja con la benedizione di Lustig stesso, interpretato da Elijah Wood e diretto dal carneade Frank Khalfoun con un certa cura, risultando però troppo patinato e pulitino rispetto all’impareggiabile originale.

In Italia Maniac è curiosamente salito alla ribalta anni fa quando alcuni studiosi del caso del Mostro di Firenze ipotizzarono che il serial killer nostrano potesse essersi ispirato a quello del film; oltre alla coincidenza temporale tra l’uscita nei cinema e la ripresa dei delitti dopo sette anni di silenzio, notarono infatti anche alcune suggestive comunanze riguardanti sia il modus operandi sia addirittura la somiglianza fisica con un paio di vittime…

Non c’è allora modo migliore di concludere questa recensione che dare la parola allo stesso Joe Spinell (scomparso purtroppo prematuramente a 52 anni nel 1989):

“I don’t even think of Maniac as a horror movie. The horrible thing is that people like this really exist”.

(“Non credo nemmeno che Maniac sia un film horror. La cosa orribile è che gente così esiste davvero”).

Lo sapevate?

Joe Spinell non era solo l’interprete di Frank Zito: era l’anima totale del progetto. Scrisse soggetto e sceneggiatura dopo essersi documentato a fondo sui profili clinici dei più famosi serial killer americani, studiandone comportamenti, rituali e disturbi. Quella preparazione quasi ossessiva si percepisce in ogni fotogramma: il suo Frank Zito non è un mostro da slasher convenzionale, è un uomo malato, sudaticcio e fragile, che parla da solo davanti ai manichini del suo appartamento. Una performance talmente fisica e disturbante che, secondo me, resta una delle più sottovalutate nella storia del genere.

Tom Savini, il leggendario mago degli effetti speciali che aveva già firmato Zombi di George Romero, non si limitò al lavoro dietro le quinte. Lustig lo coinvolse a tal punto che Savini finì per recitare anche una piccola parte nel film. La sequenza sotto il ponte di Verrazzano, dove una coppia viene aggredita in auto, contiene uno degli effetti pratici più celebri e scioccanti dell’intero cinema horror: un’esplosione cranica realizzata interamente a mano, senza alcun ausilio digitale, che ancora oggi viene studiata nelle scuole di effetti speciali.

Quasi tutte le scene in esterno furono girate senza alcun permesso nelle strade di New York, spesso di notte e con la camera a spalla. Lustig, che proveniva dall’ambiente del cinema per adulti, applicò le tecniche di guerrilla filmmaking che conosceva bene: riprese rapide, una sola take, nessun ciak. Paradossalmente, questa necessità produttiva divenne il più grande punto di forza estetico del film, regalando a Maniac quella texture sporca e documentaristica che nessun remake avrebbe mai potuto replicare.

Infine, un dettaglio che riguarda direttamente l’Italia. Alcuni studiosi del caso del Mostro di Firenze hanno ipotizzato nel corso degli anni che il serial killer toscano potesse essersi ispirato proprio a Maniac. Le coincidenze sono suggestive: il film uscì nelle sale italiane poco prima della ripresa dei delitti dopo sette anni di silenzio, e alcuni investigatori notarono analogie nel modus operandi e persino una certa somiglianza fisica tra alcune vittime del Mostro e quelle del film. Nulla di provato, naturalmente, ma è un collegamento che ha alimentato per decenni il mito oscuro di questa pellicola nel nostro Paese.

Anton Chigurh

Mi chiamo Mattia, alias Anton Chigurh, classe 1975, ho fatto studi classici e sono orgogliosamente spezzino; cosa chiedo ad un film o ad una serie tv? Di farmi riflettere, di inquietarmi, di lasciarmi a bocca aperta, di divertirmi... Per sapere dove trovo tutto questo, leggete le mie recensioni su I Cinenauti!