Quando il cinema indipendente decide di farsi carne, scegliere un luogo non è mai un dettaglio: e Carrara, città del marmo e delle utopie anarchiche, è la cornice perfetta per la quinta edizione di Onirica Film Festival, in programma il 3 e 4 settembre 2026 al Nuovo Cinema Garibaldi. Quest'anno la rassegna dedicata al sogno raddoppia, diventa hub culturale e annuncia la collaborazione con Accademia Cinema Toscana.
Un segnale preciso: il cinema d'autore non è un fossile da museo, ma un organismo che cresce dove formazione, ricerca estetica e pubblico si incontrano davvero.
Onirica Film Festival 2026: il sogno raddoppia a Carrara
Ci sono festival che si limitano a esistere e festival che, anno dopo anno, decidono di riscrivere il proprio perimetro. Onirica Film Festival appartiene a questa seconda categoria — almeno è la sensazione che ho leggendo l’annuncio della quinta edizione. Nato nel 2019 da un’intuizione di Alessio Bonini, artista visuale e ideatore dell’associazione Art Hub, il festival ha attraversato l’evoluzione classica delle realtà che partono dal basso: prima cineforum, poi rassegna, infine appuntamento internazionale capace di raccogliere oltre 700 candidature da tutto il mondo nelle edizioni precedenti, con più di 200 presenze in sala registrate solo nell’ultimo anno.
Numeri che, nel cinema indipendente italiano, raccontano una piccola, ostinata vittoria. E che oggi diventano la base di lancio per qualcosa di più ambizioso.
La novità: due giornate, un hub culturale
Il primo dato concreto da cui partire è quello logistico, che però — come spesso accade — è anche un dato culturale. Per la prima volta nella sua storia, Onirica si estende su due giornate, il 3 e 4 settembre 2026, e abbandona la dimensione esclusivamente celebrativa della serata di gala per trasformarsi in un vero e proprio hub culturale aperto al pubblico.
La struttura del programma si articola su tre livelli che dialogano tra loro: una maratona di proiezioni dei film finalisti, un palinsesto di Workshop e Masterclass condotti da docenti e professionisti, e infine la serata conclusiva di Award Giving Evening, in cui una giuria di esperti assegnerà i riconoscimenti ai vincitori. È un modello — non lo nascondo — che richiama esperienze internazionali ben rodate, dal Sundance ai festival di nicchia europei: la convinzione che un festival non sia solo una vetrina, ma uno spazio di formazione e dibattito.
Il luogo scelto, il Nuovo Cinema Garibaldi di Carrara (Via Verdi 15C), aggiunge una stratificazione simbolica non trascurabile. Carrara — città dove il marmo si fa scultura ma anche dove le idee hanno storicamente trovato terreno fertile — è la cornice ideale per un festival che lavora sull’invisibile e sull’inconscio.

La collaborazione con Accademia Cinema Toscana
La notizia più rilevante di questa edizione, almeno dal mio punto di vista, è la partnership con Accademia Cinema Toscana. Per chi non la conoscesse, parliamo di una realtà nata nel 2014 dall’esperienza di 9 Muse, con sede principale a Lucca, oggi cresciuta fino a contare circa 300 studenti, 70 docenti e 4 sedi. L’Accademia forma professionisti del cinema, del teatro e dell’audiovisivo attraverso un percorso triennale a fortissima vocazione pratica: ogni anno gli studenti producono tra le 40 e le 50 opere — documentari, cortometraggi, episodi pilota di serie TV — che poi viaggiano nei circuiti festivalieri.
A guidarla è Emiliano Galigani, regista, scrittore e produttore, che ha costruito l’identità dell’Accademia attorno al concetto di “bottega contemporanea”: un’idea, va detto, che riprende suggestioni rinascimentali — quel rapporto maestro-allievo che ha plasmato la storia dell’arte italiana — e le riadatta a un contesto in cui i confini tra docenza, pratica professionale e apprendimento si fanno volutamente porosi.
L’incrocio con Onirica ha senso proprio per questa ragione. Da una parte un festival che mette in relazione autori internazionali e pubblico, dall’altra un’Accademia che ogni anno immette nel sistema decine di opere in cerca di uno spazio di confronto reale. Le Masterclass e i Workshop delle due giornate diventano così il punto di sintesi: occasioni in cui appassionati, neofiti e professionisti potranno dialogare con registi provenienti da tutto il mondo, con un livello di accessibilità — l’ingresso è gratuito — che, va detto, in Italia non è esattamente la norma.

Il sogno come metodo: l'identità di Onirica
Vale la pena soffermarsi sul filo conduttore tematico del festival, perché è ciò che lo distingue dalle decine di rassegne indipendenti che affollano il panorama italiano. Onirica non è un festival “sul sogno” inteso come tema narrativo — non è un contenitore di storie con elementi onirici — ma un festival che assume l’onirico come metodo di ricerca estetica.
La selezione, che accoglie cortometraggi, animazioni, documentari, videoclip e opere sperimentali, include esplicitamente anche produzioni realizzate con intelligenza artificiale. Una scelta che, lo dico apertamente, mi sembra coraggiosa e probabilmente divisiva: portare l’AI dentro un festival dedicato all’inconscio significa interrogarsi su cosa accade quando il sogno — territorio per definizione umano, freudiano, junghiano — viene processato da reti neurali. È un dibattito che attraversa tutta la cultura visiva contemporanea, dall’arte digitale al cinema di Werner Herzog quando interroga le macchine.
Le parole di Alessio Bonini sintetizzano bene la filosofia: «Non si tratta solo di raccontare storie. Si tratta di immaginare nuove forme dell’essere. Di sognare un altro modo di vedere. Di dare corpo all’invisibile.» Una dichiarazione di poetica che, al netto di una certa enfasi programmatica, indica una direzione precisa: il cinema come strumento di esplorazione, non come prodotto di consumo.

Un cinema che resiste fuori dai numeri
C’è un passaggio, nel comunicato ufficiale, che mi ha colpito più di altri: l’idea che si tratti di «un cinema che non si misura con i numeri degli incassi o con il clamore della distribuzione mainstream». È una frase che, in altri contesti, suonerebbe retorica. Qui invece descrive una realtà concreta: il cinema indipendente italiano vive di queste reti — festival, accademie, associazioni come Art Hub — che tessono insieme produzione, formazione e fruizione.
In un panorama dominato dagli algoritmi delle piattaforme streaming e dalla fame di contenuti seriali, l’esistenza stessa di Onirica è una piccola dichiarazione politica. Non antagonistica, non nostalgica — semplicemente alternativa. Un’idea di cinema in cui il rapporto diretto tra chi crea e chi fruisce torna a essere centrale, dove un cortometraggio sperimentale realizzato a Tokyo può finire proiettato a Carrara davanti a duecento persone che lo vedranno davvero, non in scroll su uno smartphone.

Informazioni pratiche
L’appuntamento è dunque per il 3 e 4 settembre 2026 al Nuovo Cinema Garibaldi, Via Verdi 15C, Carrara (MS). I biglietti per l’Award Giving Evening sono disponibili su Eventbrite.it, mentre workshop, masterclass e proiezioni sono ad ingresso gratuito. Tutte le informazioni sui due siti ufficiali: www.oniricafilmfestival.com e www.accademiacinematoscana.it.
Resta da vedere — è un’opinione personale, beninteso — se questa quinta edizione riuscirà a consolidare il festival come riferimento stabile per il cinema indipendente del centro Italia. I segnali ci sono tutti: la collaborazione con Accademia Cinema Toscana, l’estensione a due giornate, l’apertura al pubblico generalista. Carrara, intanto, si prepara a sognare ad occhi aperti per quarantotto ore. Non è poco.




