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manifest i cinenauti recensioni film serie tv cinema

MANIFEST

DA UN'IDEA DI

Jeff Rake

GENERE

drammatico, fantascienza

ANNO

2018

PAESE

USA

STAGIONI

4

EPISODI

62

CAST PRINCIPALE

Melissa Roxburgh, Josh Dallas, Athena Karkanis, J. R. Ramirez, Luna Blaise, Parveen Kaur, Holly Taylor

C’è un prima e un dopo Lost nella storia delle serie televisive. Da quando la creatura di Abrams, Lindelof e Lieber ha ridefinito il concetto di serialità, molti hanno provato a raccoglierne l’eredità. Manifest ci è riuscito solo in parte: stessa ossessione per i misteri irrisolti, stesso gusto per i colpi di scena, ma senza la stessa capacità di tenere lo spettatore incollato allo schermo fino in fondo.

Lost è nato nel 2004 (e si è conlcuso nel 2010), ma la sua influenza sulle serie successive è ancora percepibile dopo 20 anni. L’afflato rivoluzionario della serie ideata da J.J. Abrams, Lindelof e Lieber ha senza dubbio ispirato Jeff Rake quando, nel 2018, ha dato vita a Manifest. Intrighi, misteri messianici, un aereo che compare e scompare… non ci sono dubbi che ci sia molto di Lost in Manifest! L’epigono però non ha avuto il medesimo successo dell’originale, tanto che i produttori, scaricati dalla NBC dopo 3 stagioni, sono stati costretti a rifugiarsi sulla piattaforma Netflix per dare un finale al progetto, che pur registrando un calo di spettatori aveva comunque mantenuto un discreto numero di estimatori. La storia inizia quando il volo Montego Air 828 atterra a New York dopo una forte turbolenza: per i passeggeri sono passate solo poche ore, ma per il mondo esterno sono trascorsi cinque anni. I protagonisti — tra cui i fratelli Michaela e Ben Stone — devono reinserirsi in una società che li credeva morti e affrontare misteriose “chiamate” che li guidano ad interpretare, e spesso correggere, eventi futuri. Dopo qualche tempo qualcuno inizia a porsi dei dubbi su questi misteriosi sopravvissuti, insieme a gruppi che li supportano ne nascono altri che li guardano con sospetto, fino ad arrivare ad isolarli ed aggredirli, nel frattempo il governo ha anche finanziato un progetto scientifico nel quale alcuni sopravvissuti sono usati come cavie da laboratorio. Alla lunga, quelli del volo Montego Air che restano in vita, si trovano a diventare prigionieri o fuggitivi.

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Prodotta da Warner Bros. Television, Universal Television e Compari Entertainment, la serie vede come protagonisti Melissa Roxburgh (Michaela Stone), Josh Dallas (Ben Stone), J.R. Ramirez, Parveen Kaur, Luna Blaise, Daryl Edwards e Matt Long. Il team di produzione comprende, al fianco di Jeff Rake, Robert Zemeckis e Jack Rapke come produttori esecutivi. Il tema centrale della serie è il destino, intrecciato con la fede e le seconde possibilità date ad ogni protagonista, Manifest porta continuamente lo spettatore a chiedersi se i personaggi abbiano davvero una scelta o se stiano seguendo un percorso già scritto, le “chiamate” sembrano infatti indicare una strada, ma ignorarle ha sempre delle conseguenze nefaste.

Una serie costruita sui cliffhanger ed i misteri sospesi presta il fianco a numerosi interrogativi che, alla fine, non hanno risposta (o ce l’hanno, ma insoddisfacente) e questo accade in Manifest come era già accaduto in Lost, magari lasciando meno domande aperte, ma altrettanti dubbi. Il finale chiude il cerchio della serie, fornisce una risposta alle “chiamate”, chiarisce cosa rappresenta davvero il ritorno dei passeggeri e mette i protagonisti davanti ad una scelta finale che presenta loro il conto su come hanno deciso di utilizzare la loro seconda possibilità. Un finale, insomma, più emotivo e spirituale che non una spiegazione dettagliata e/o scientifica degli avvenimenti.

Allo spettatore deluso resta il piacere di aver visto delle vicende accattivanti per 4 stagioni (specialmente nelle prime a dire il vero) e, a fianco a dei protagonisti molto umani, quindi deboli, ma spesso al limite del nevrotico, ed in generale non particolarmente simpatici, un personaggio estremamente riuscito, che assume sempre più importanza nella serie, Daryl Edwards nel ruolo dell’enigmatico ed eternamente doppiogiochista Vance. Un personaggio che, da solo, dovrebbe essere sufficiente per meritare l’attenzione di tutti gli orfani di Lost.

Hannibal the Cannibal

Il mio nome è Cristiano, alias Hannibal the Cannibal, sono cresciuto girovagando con la famiglia al seguito di mio padre, che si spostava molto per lavoro, ho seguito le sue orme lavorando alcuni anni in Nord Africa. Nel nuovo millennio sono tornato 'a casa' ed oggi sono lead programmer in una azienda che crea software gestionali. Amo tutto il cinema ma sono attratto in modo particolare dal cinema 'di genere' e da tutto ciò che è di nicchia.

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