Dimenticate per un attimo le aule silenziose e i manuali polverosi. A Roma, negli spazi storici degli Studi Voxson, VETRA Academy sta ridisegnando la mappa della formazione cinematografica con un'idea tanto semplice quanto radicale: "Il cinema si fa, non si studia". Non è uno slogan pubblicitario, ma una dichiarazione di intenti che attraversa ogni scelta didattica della scuola. Tra Virtual Production, LED Volume e docenti che la mattina sono sul set di un film e il pomeriggio in aula, VETRA propone un modello formativo che prova a colmare il divario — spesso abissale — tra teoria accademica e realtà industriale.
Un'accademia nata dall'industria, non accanto ad essa
Parliamoci chiaro: di scuole di cinema, a Roma e in Italia, ne esistono già molte. Alcune storiche, altre improvvisate, molte in bilico tra la promessa del “set vero” e la realtà di un’aula con due luci e una camera prestata. VETRA Academy prova a posizionarsi altrove, e lo fa con una carta d’identità industriale piuttosto solida. Il progetto nasce infatti da Industrie Cinematografiche Riunite S.r.l. (ICR), e coinvolge realtà operative che lavorano ogni giorno sulle produzioni nazionali e internazionali: Screenlight, Cine1, NemaFX e Studio Anonimo.
È un dettaglio tutt’altro che secondario, almeno dal mio punto di vista. Le accademie che nascono dentro l’industria, invece che attorno ad essa, tendono a portare in aula un linguaggio diverso — quello dei workflow, delle consegne, della gerarchia di reparto, delle dinamiche produttive reali. In questo senso VETRA sembra voler ribaltare la sequenza classica: non più “studio, poi lavoro”, ma un ambiente ibrido in cui la formazione assume da subito il ritmo di una produzione. Una delle promesse più concrete, peraltro, riguarda lo sbocco professionale: il miglior allievo di ogni triennio ha accesso a un’opportunità lavorativa presso una delle aziende partner. È un’opportunità selettiva, chiaramente, ma raccontata con una trasparenza che in questo settore non è scontata.
La mission: formare professionisti "pronti all'uso"
La mission dichiarata di VETRA si muove lungo due direttrici. La prima è formare figure immediatamente spendibili nei reparti tecnici e creativi dell’industria audiovisiva — regia, fotografia, scenografia, suono, VFX, produzione. La seconda è integrare come strumento quotidiano, e non come vetrina occasionale, le tecnologie più avanzate: Virtual Production, LED Volume, pipeline di post-produzione contemporanee.
Qui si apre un discorso interessante. La Virtual Production — resa celebre da The Mandalorian e ormai centrale in buona parte delle produzioni seriali di fascia alta — ha trasformato la grammatica del set. Non si tratta solo di sostituire il green screen con schermi LED: cambia il rapporto tra reparto fotografia e reparto VFX, cambia la pre-produzione, cambia il modo in cui un attore vive lo spazio scenico. Una scuola che integra queste tecnologie fin dal primo anno non sta offrendo un “plus” di marketing, sta facendo una scelta culturale: riconoscere che il linguaggio del cinema è in piena mutazione e che la formazione deve attraversarlo, non rincorrerlo. È un’opinione personale, ovviamente, ma credo sia difficile contestare il fatto che molti percorsi formativi italiani siano rimasti indietro proprio su questo snodo.

Struttura del percorso: triennio, workshop e masterclass
L’offerta formativa di VETRA si articola su più livelli. Il cuore è il triennio accademico, con diploma ISFOA equipollente, pensato come un’architettura progressiva:
il primo anno costruisce le fondamenta comuni — linguaggio cinematografico, narrativa, set etiquette, alfabetizzazione tecnica trasversale. È la fase in cui lo studente impara a “parlare” con tutti i reparti, condizione necessaria per collaborare davvero.
Il secondo anno entra nei reparti e nella loro interazione: regia, fotografia, produzione, scenografia, montaggio, suono, VFX non vengono trattati come moduli separati, ma come nodi di una pipeline che deve funzionare insieme. È forse il passaggio più delicato e insieme più interessante, perché è qui che si sperimenta la complessità reale del lavoro cinematografico.
Il terzo anno è dedicato alla specializzazione e alla costruzione di un portfolio leggibile per il mercato. L’obiettivo, dichiarato con onestà, non è promettere scorciatoie, ma accompagnare lo studente verso i primi credits.
Accanto al triennio si muovono i workshop intensivi, che nel calendario 2026 propongono un menu piuttosto ricco: dalla regia con Christian Marazziti (Prendiamoci una Pausa con Giallini, Gerini e Volo) alla scrittura seriale con Paolo Girelli, co-creatore de Il Paradiso delle Signore; dal sound design con Jack Scinardo e Carmelo “Garmo” Mandica fino alla critica cinematografica con Mario Sesti, uno dei nomi più rispettati del giornalismo culturale italiano. Chi scrive guarda con particolare interesse a questi format brevi: sono un eccellente banco di prova per testare metodo e docenti prima di investire su un percorso lungo.
Il corpo docenti: chi insegna, lavora
Se c’è un elemento che fa la differenza in qualsiasi scuola di cinema, quello è il corpo docente. VETRA punta tutto su un principio semplice: chi insegna deve essere attivo nell’industria. Niente teorici, niente carriere da docente a tempo pieno, niente riciclo di dispense degli anni Novanta.
Nicola Sganga, VFX Supervisor, vanta tre David di Donatello per i Migliori Effetti Speciali Visivi — tra cui Il Divo di Sorrentino e Il racconto dei racconti di Garrone — e nel 2015 ha fondato NemaFX. Massimiliano Sturiale è uno degli scenografi più premiati del cinema italiano contemporaneo, con due David di Donatello per Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out di Mainetti e recenti lavori sulla serie Disney+ I Leoni di Sicilia. Francesca Rinaldi e Fabrizio Sabatucci portano in aula decenni di recitazione e doppiaggio, con credits che attraversano la serialità Rai e il cinema d’autore. Paolo Penza, infine, copre il versante produttivo e distributivo con un profilo raro: oltre trent’anni tra RAI, Mediaset e Fox Searchlight Italy.
È un line-up che parla da solo, e che — a mio avviso — cambia sostanzialmente l’esperienza formativa. Un docente che la sera esce dal set e la mattina dopo entra in aula porta con sé errori reali, problemi reali, standard reali. Cosa che nessun manuale può replicare.
Gli Studi Voxson: una sede che è già produzione
Come si entra: Open Day e colloquio
L’ammissione non passa da test scritti infiniti, ma da un Open Day negli Studi Voxson (le prossime date sono 13-14 giugno 2026 e 4-5 luglio 2026) seguito da un colloquio orientativo con admissions. Portfolio e lettera motivazionale sono consigliati ma non obbligatori. L’obiettivo del colloquio, dichiarato apertamente, non è selezionare “i migliori” in astratto, ma capire il fit tra studente e ambiente.
In conclusione, VETRA Academy non è — e non vuole essere — una scuola per tutti. Se cerchi un’atmosfera rilassata e un percorso poco strutturato, probabilmente non è il posto giusto. Se invece vuoi trasformare una passione in un mestiere, dentro un contesto esigente che parla il linguaggio della produzione contemporanea, l’impressione è che VETRA meriti almeno una visita agli Open Day. Poi, come sempre nel cinema, sarà il set a dire il resto.



