I Video Nasties furono l'incubo notturno della Gran Bretagna thatcheriana: una manciata di film horror in videocassetta capaci di far tremare Parlamento, Chiesa e stampa scandalistica. Tra il 1982 e il 1984, titoli come Cannibal Holocaust e L'aldilà di Lucio Fulci vennero bollati come corruttori di menti innocenti. Il risultato fu il Video Recordings Act e una caccia alle streghe che, ironia della sorte, trasformò quelle pellicole di serie B in oggetti di culto immortali. Ecco come una nuova tecnologia scatenò uno dei più clamorosi cortocircuiti tra morale, politica e paura del futuro.
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Quando la videocassetta divenne il nemico pubblico numero uno
Provate a immaginare la scena. Siamo nel Regno Unito dei primissimi anni Ottanta, in piena epoca thatcheriana, e nei salotti delle famiglie fa il suo ingresso trionfale un oggetto misterioso e affascinante: il videoregistratore VHS. Per la prima volta nella storia, il potere di decidere cosa guardare e quando guardarlo passa dalle mani dei programmatori televisivi e degli esercenti cinematografici a quelle del pubblico. È una piccola rivoluzione domestica, un’emancipazione dello spettatore che, come tutte le rivoluzioni, porta con sé un certo margine di caos.
E nel caos, si sa, prosperano i mercanti. Decine di piccoli distributori intuirono immediatamente il potenziale economico di quel mercato vergine. Ma soprattutto, scovarono una falla legislativa talmente ampia da poterci far passare un autobus a due piani. All’epoca, infatti, la legge britannica imponeva la classificazione del BBFC (British Board of Film Classification) solo per i film destinati alla proiezione nelle sale. Il mercato dell’home video, essendo una novità assoluta, non era normato da nessuna parte. Un vuoto giuridico perfetto.
Il risultato? Sugli scaffali dei videonoleggi, spesso incastonati tra un drugstore e una lavanderia a gettoni, iniziarono ad apparire versioni integrali e non censurate di film che, se solo avessero osato bussare alla porta di un cinema, sarebbero stati massacrati dalle forbici della censura o vietati del tutto. Era il paradiso per gli amanti del brivido e l’inferno annunciato per i custodi della morale pubblica.

L'invenzione di un'etichetta: cosa erano davvero i "Video Nasties"
Il termine Video Nasties — traducibile con un efficace “porcherie in videocassetta” — non nacque per caso. A coniarlo fu l’ambiente vicino alla National Viewers’ and Listeners’ Association, la crociata guidata dall’instancabile attivista conservatrice Mary Whitehouse, una figura che meriterebbe da sola un lungo capitolo a parte per la sua straordinaria capacità di individuare il male morale praticamente ovunque.
Ma cosa si nascondeva concretamente dietro quest’etichetta infamante? Nulla di così esoterico, a dire il vero. Si trattava per lo più di horror grafico, slasher a basso costo e del cosiddetto cinema cannibalico, un sottogenere in cui, va detto, il nostro cinema italiano di exploitation eccelleva con una creatività splatter difficilmente eguagliabile. La lista dei “mostri” leggeva come un catalogo dei sogni per qualsiasi appassionato di genere: c’erano Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, Zombi 2 e L’aldilà del maestro Lucio Fulci, l’esordio ancora artigianale e ruvido di Sam Raimi con La casa (The Evil Dead), The Driller Killer di un giovane Abel Ferrara e il tristemente celebre Non violentate Jennifer (I Spit on Your Grave).
Qui emerge la prima, grande contraddizione della vicenda. A mio parere, la stragrande maggioranza di questi titoli era composta da produzioni grottesche, iperboliche, dai toni volutamente eccessivi e talvolta involontariamente comici. Parliamo di litri di sangue finto, effetti speciali artigianali e trame che raramente ambivano al realismo psicologico. Eppure, la macchina del panico li trattò come manuali di istigazione al crimine.
L'anatomia perfetta di un panico morale
Se studiaste sociologia della comunicazione, difficilmente trovereste un caso studio più cristallino di quello dei Video Nasties per comprendere il meccanismo del panico morale. La sequenza è quasi da manuale. Prima arriva la stampa scandalistica — con il Daily Mail in prima linea a sventolare titoli apocalittici — poi si aggiungono le associazioni religiose, infine si mobilita la politica, sempre pronta a cavalcare l’onda dell’indignazione popolare in cambio di consenso.
L’argomentazione era tanto potente sul piano emotivo quanto fragile su quello razionale: l’esposizione di bambini e adolescenti a immagini così violente e degradanti ne avrebbe corrotto le menti, trasformandoli in potenziali criminali o devianti. Nacque persino una statistica fantasma, poi ampiamente smentita, secondo cui una percentuale altissima di bambini avrebbe già visto questi film. La verità è che il metodo di ricerca era così viziato da includere, tra i titoli “incriminati”, persino film del tutto inventati o innocui che i ragazzini dichiaravano di aver visto solo per sembrare più svegli agli occhi degli intervistatori.
Trovo affascinante, e a tratti tragicomico, come l’intero impianto accusatorio poggiasse su una paura irrazionale della novità tecnologica. Non era davvero il sangue di Fulci a spaventare le istituzioni: era l’idea di un contenuto che circolava liberamente, fuori da ogni controllo statale, direttamente nelle case dei cittadini. La videocassetta era un oggetto inafferrabile, duplicabile, scambiabile sottobanco. Ed è proprio l’incontrollabilità, più della violenza, a terrorizzare il potere.

Il pugno di ferro: il Video Recordings Act del 1984
La pressione mediatica, come spesso accade, produsse risultati concreti e duraturi. Il Director of Public Prosecutions (DPP) compilò una vera e propria lista nera di titoli perseguibili penalmente. Possedere, vendere o noleggiare quelle cassette divenne un reato passibile di confisca e procedimento giudiziario. Le forze dell’ordine fecero irruzione nei negozi, sequestrando indiscriminatamente materiale — con episodi al limite del surreale, come il ritiro di copie de La tana dei lupi scambiato per un video nasty a causa del titolo ambiguo.
Il culmine istituzionale di questa febbre collettiva fu il Video Recordings Act 1984, una legge che impose la classificazione obbligatoria per ogni supporto video distribuito nel Regno Unito. La beffa, dal mio punto di vista, è squisitamente paradossale: al BBFC venne conferito un potere di censura statale sull’home video persino più rigido di quello esercitato sulle pellicole cinematografiche. La logica sottostante era che un film in casa, potendo essere messo in pausa, riavvolto e riguardato da chiunque, fosse intrinsecamente più “pericoloso” di uno visto una volta sola al buio di una sala. Una teoria curiosa, che ancora oggi fatico a prendere del tutto sul serio.
L'eredità paradossale: come la censura crea i propri idoli
E qui arriviamo alla morale della favola, quella che rende la vicenda dei Video Nasties così deliziosamente istruttiva. La censura, storicamente, ha un difetto congenito: è la migliore agenzia pubblicitaria che un prodotto proibito possa desiderare.
L’aura di frutto proibito trasformò questi film di serie B in cult assoluti. Per un’intera generazione di appassionati, il fatto che un titolo comparisse nella famigerata lista del DPP funzionava come una medaglia al valore, una certificazione ufficiale di estremismo che ne moltiplicava il fascino. Fiorì un fiorente mercato sotterraneo di copie bootleg, scambiate in condizioni pietose, con immagini sgranate e colori sbiaditi da mille duplicazioni, che paradossalmente aggiungevano un ulteriore strato di mitologia sporca e proibita.
Il cinema contemporaneo non ha dimenticato quel clima paranoico. Lo dimostra magnificamente Censor (2021) di Prano Bailey-Bond, un film che rievoca il trauma e la psicologia di una censore immersa fino al collo in quell’atmosfera di sospetto e ossessione. È un’opera che consiglio caldamente a chiunque voglia respirare le nebbie inquietanti di quegli anni.
Ma la vendetta più dolce l’ha servita il tempo. Oggi, quasi tutti i titoli che componevano le liste del terrore sono stati ripubblicati, spesso in edizioni restaurate, integrali, arricchite di contenuti speciali e amorevoli documentari. Editori come Arrow Video hanno fatto di questi film delle preziose oggetto da collezione. Quella che veniva descritta come un’emergenza sociale si è rivelata, col senno di poi, per ciò che probabilmente era sempre stata: una costruzione politica e mediatica legata a un momento di transizione tecnologica che le autorità dell’epoca non seppero, o non vollero, comprendere.
I Video Nasties restano, a mio avviso, il caso studio perfetto per capire un meccanismo che si ripete ciclicamente: ogni volta che una nuova tecnologia sfugge agli schemi di controllo consolidati — ieri la VHS, oggi lo streaming selvaggio, l’intelligenza artificiale o i social — le istituzioni reagiscono con la paura. E la paura, quasi sempre, finisce per rendere immortale proprio ciò che avrebbe voluto cancellare. Un cortocircuito che, personalmente, non smette mai di affascinarmi.

La lista completa dei 72 Video Nasties
l’elenco dei 72 titoli che compongono la lista storicamente definita come “Video Nasties” del DPP, suddivisa tra i 39 titoli effettivamente perseguiti (prosecuted) e i 33 titoli che furono inclusi ma successivamente stralciati o non processati (dropped).
I 39 Titoli “Prosecuted” (Perseguiti)
Absurd – Rosso sangue
Axe – Lisa, Lisa
A Bay of Blood – Reazione a catena
The Beast in Heat – La bestia in calore
Blood Feast – Blood Feast
Blood Rites – Blood Rites
Bloody Moon – La luna di sangue
The Burning – Lo squartatore di New York
Cannibal Apocalypse – Mangiati vivi!
The Cannibal Man – La settimana del killer
Devil Hunter – El Caníbal
Don’t Go in the Woods – Non andate nei boschi
The Driller Killer – The Driller Killer
Evilspeak – Evilspeak – Il gioco del terrore
Exposé – House on Straw Hill
Faces of Death – Follia omicida
Fight for Your Life – Fight for Your Life
Flesh for Frankenstein – Il mostro è in tavola… barone Frankenstein
Forest of Fear (Toxic Zombies) – Toxic Zombies
Gestapo’s Last Orgy – L’ultima orgia del III Reich
The House by the Cemetery – Quella villa accanto al cimitero
Island of Death – L’isola del peccato
Love Camp 7 – Love Camp 7
Madhouse – Madhouse
Mardi Gras Massacre – Mardi Gras Massacre
Night of the Bloody Apes – La horripilante bestia humana
Night of the Demon – Night of the Demon
Nightmares in a Damaged Brain – Nightmare
Snuff – Snuff
SS Experiment Camp – Lager SSadis Kastrat Kommandantur
Werewolf and the Yeti – La maldición de la bestia
Zombie Flesh Eaters – Zombi 2
I 33 Titoli “Dropped” (Non perseguiti)
The Bogey Man – The Bogey Man
Cannibal Terror – Terreur cannibale
Contamination – Contamination
Dead & Buried – Morti e sepolti
Death Trap (Eaten Alive) – Quel motel vicino alla palude
Delirium – Delirium
Don’t Go in the House – Non entrate in quella casa
Don’t Go Near the Park – Don’t Go Near the Park
Don’t Look in the Basement – Non guardate in cantina
The Evil Dead – La casa
Frozen Scream – Frozen Scream
The Funhouse – Il tunnel dell’orrore
Human Experiments – Esperimenti umani
I Miss You, Hugs and Kisses – Drop Dead Dearest
Inferno – Inferno
Killer Nun – Suor Omicidi
Late Night Trains – L’ultimo treno della notte
The Living Dead at Manchester Morgue – Non si deve profanare il sonno dei morti
Nightmare Maker – Nightmare Maker
Possession – Possession
Pranks – The Dorm That Dripped Blood
Prisoner of the Cannibal God – La montagna del dio cannibale
Revenge of the Bogey Man – Boogeyman II
The Slayer – The Slayer
Terror Eyes – Night School
The Toolbox Murders – The Toolbox Murders
Unhinged – Unhinged
Visiting Hours – Visiting Hours
The Witch Who Came from the Sea – The Witch Who Came from the Sea
Women Behind Bars – Women Behind Bars
Zombie Creeping Flesh – Virus
Nota sulla lista
Questa suddivisione in 72 titoli è una ricostruzione filologica basata sui registri del Director of Public Prosecutions (DPP) e sulle sentenze giudiziarie britanniche del biennio 1983-1984. La distinzione tra titoli “Prosecuted” (effettivamente perseguiti) e “Dropped” (sequestrati in via cautelativa ma non condannati) riflette gli studi accademici più accreditati, tra cui il Video Nasties Project dell’Università di Exeter.
Non esistendo un documento unico “ufficiale” dell’epoca, questa lista integra i dati del BBFC e le cronache giudiziarie per fare ordine nel caos legislativo del periodo.



